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mercoledì 17 gennaio 2018

Quattro galeotti... ed un Prete!

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Entro nel Manicomio Criminale di Barcellona (Messina). Domando al Direttore il permesso d'intrattenermi con i detenuti. Approfitto per discorrere con i singoli e prometto d'interessarmi delle varie richieste. Raccolti nell'ampio cortile centinaia di detenuti, in maggioranza assassini, rivolgo a tutti la parola, in forma di predica. Alla fine regalo dei sigari e delle caramelle. Un carcerato, mentre mi allontano dalla massa, esclama: Ho sessant'anni e questa è la prima volta che ascolto una predica! Ho mai sentito parlare un Prete! Ne ho avuto sempre paura! -

Ritorno l'indomani nella prigione e faccio chiamare quattro detenuti. Uno ha trent'anni da scontare, il secondo ed il terzo sono verso la fine della pena ed il quarto è un condannato a vita. Sul tavolo c'è una bella torta.
- Amici miei, questo dolce è per voi! 
- Per noi?
- Sì, tutto per voi!
- Ma basterebbe per venti! ...
- Invece, uno di voi faccia quattro parti e poi servitevi!
- Allora ne facciamo cinque! Una anche per voi!
- Non occorre! -
Mentre consumano la torta, contemplo gli occhi dei detenuti. Sono gonfi di pianto.
- Accettate, Reverendo, un boccone della mia porzione.
- Ed anche della mia! 
- Accetto con cordialità.
- Io sono, dice uno dei quattro, un accanito comunista. Ma uscendo dalla galera, potrò mettermi più nelle file dei comunisti ed andare contro i Preti?
- Ed io, soggiunge l'ergastolano, sto conoscendo ora i Preti. Reverendo, è la prima volta in vita mia che parlo con un Prete; e questo Prete siete voi.
- Fatevi coraggio! La vostra condizione mi fa tanta pena; siete un condannato a vita e avete bisogno di conforto. Se posso esservi utile, eccomi a disposizione!
- Ho un unico figlio, di dieci anni; è intelligente; non vorrei che crescendo abbandonato, abbia a fare la mia triste fine. Desidero venga ricoverato. Se mi otterrete questo, darete al mio afflitto cuore un grande sollievo.
- Potete contarci! Il vostro paese?
- Floridia, nella provincia di Siracusa.
- L'attuale Prefetto di quella provincia, di cui conosco il buon cuore, verrà subito incontro al vostro desiderio.
- Permettete, Reverendo, che vi abbracci?
- È un onore per me essere abbracciato da un fratello che soffre! -
Gli altri detenuti fanno altrettanto.
- Se avrete bisogno di qualche cosa, ecco il mio indirizzo; anche da lontano m'interesserò di voi. -
Prima di uscire dalla prigione, il cortese Direttore mi invita a ritornare di tanto in tanto tra i detenuti.
Prendo la via del ritorno e devo attraversare il corso principale di Barcellona; al centro del corso vedo un grande medaglione a basso rilievo «-A Giordano Bruno - I Liberi Pensatori ».

Liberi Pensatori, o Frammassoni di Barcellona, invece di avventarvi contro i Preti, perchè non aprite il cuore alla carità? Avete qui una Casa Penale con cinquecento infelici. Privatevi di qualche divertimento, rinunziate ai vostri vizi, mettete da parte qualche cosa e visitate i miseri detenuti! Soccorrete le famiglie di questi sventurati, che forse sono prive di pane! Portate la parola del conforto a chi soffre!... Voi invece non lo fate! Si muovono le vesti nere, a compiere quest'opera altamente umanitaria; e voi vi limitate a scrivere: Abbasso i Preti!


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

Si narra nelle vite de' padri antichi, che un certo romito camminando per divin favore con un angelo che lo accompagnava, incontrarono per la via un cane fracido che molto puzzava; ma l'angelo non diede alcun segno di dispiacenza di quel fetore. Incontrarono poi un giovane tutto abbigliato e fragrante di odori, e l'angelo si otturò le narici. Interrogato poi del perché dal romito, rispose, che quel giovane per lo vizio che teneva d'impudicizia mandava molto maggiore puzza che quel cane fracido.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 16 gennaio 2018

Il comunismo è un'ideologia intrinsecamente perversa

Dagli scritti di Papa Pio XI.

[Il comunismo] procura di attirare le folle con vari inganni, nascondendo i propri disegni dietro idee che in sé sono buone ed attraenti. Così, vedendo il comune desiderio di pace, i capi del comunismo fingono di essere i più zelanti fautori e propagatori del movimento per la pace mondiale; ma nello stesso tempo eccitano a una lotta di classe che fa correre fiumi di sangue, e sentendo di non avere interna garanzia di pace, ricorrono ad armamenti illimitati. Così, sotto vari nomi che neppure alludono al comunismo, fondano associazioni e periodici che servono poi unicamente a far penetrare le loro idee in ambienti altrimenti a loro non facilmente accessibili; anzi procurano con perfidia di infiltrarsi in associazioni cattoliche e religiose. Così altrove, senza punto recedere dai loro perversi princìpi, invitano i cattolici a collaborare con loro sul campo così detto umanitario e caritativo, proponendo talvolta anche cose del tutto conformi allo spirito cristiano e alla dottrina della Chiesa. Altrove poi spingono l’ipocrisia fino a far credere che il comunismo in paesi di maggior fede o di maggior cultura assumerà un altro aspetto più mite, non impedirà il culto religioso e rispetterà la libertà delle coscienze. Vi sono anzi di quelli che riferendosi a certi cambiamenti introdotti recentemente nella legislazione sovietica, ne concludono che il comunismo stia per abbandonare il suo programma di lotta contro Dio.

Procurate, Venerabili Fratelli, che i fedeli non si lascino ingannare! Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana. E se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro paese, cadranno per primi come vittime del loro errore, e quanto più le regioni dove il comunismo riesce a penetrare si distinguono per l’antichità e la grandezza della loro civiltà cristiana, tanto più devastatore vi si manifesterà l’odio dei « senza Dio ».

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI]

Pensiero del giorno

Nolite errare : Deus non irridetur.


(Epistola B. Pauli Apostoli ad Galatas 6,7)













lunedì 15 gennaio 2018

Mangiare gli animali non è peccato!

Nella nostra società relativista e secolarizzata si stanno diffondendo delle ideologie che pongono gli animali allo stesso livello di dignità degli esseri umani, pertanto sostengono che mangiare la carne è una sorta di "peccato", poiché si è dovuto uccidere una bestiola. In realtà sopprimere un animale per uno scopo buono (nutrirsi, vestirsi, ecc.) non è contrario alla Legge Eterna promulgata da Dio, mentre se lo si sopprime senza motivo o per un motivo futile si commette peccato veniale. A tal proposito pubblico un breve brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964.

Gli animali sono stati creati da Dio per l'uomo (cfr. Gen. I, 26). Perciò egli non pecca né contro la giustizia, né contro l'amore se si serve di essi per la sua utilità. Può peccare, però, se si serve di essi per uno scopo non retto, o se usa maniere indebite, nel trattarli, senza un motivo sufficiente.

La crudeltà di cui uno si diletta nel maltrattare gli animali, procurando loro dolori senza giusto motivo, è indice di animo duro e insensibile, ma non supera la colpa veniale.

La vivisezione, cioè, qualsiasi esperimento biologico fatto su animali, è lecita purché essa serva al progresso scientifico. La zoofilia, in uso presso molti paesi, con cui si proteggono gli animali fino al punto da domandare il permesso all'autorità pubblica ogni qualvolta è necessario praticare la vivisezione, nonostante l'uso di anestesie generali e locali per impedire le sofferenze dell'animale in esperimento, è una esagerazione non ammissibile, perché costituisce un ostacolo al progresso della fisiopatologia ed un sovvertimento di valori e dell'ordine gerarchico delle creature voluto da Dio, che ha creato l'uomo re ed usufruttuario di tutti gli esseri inferiori.

Sfondamento a sinistra

Per dare un ulteriore slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario attuare uno "sfondamento a sinistra". Ci sono tanti fedeli che per anni hanno simpatizzato per gli ambienti progressisti, attratti da temi sociali come la fame nel mondo e la questione operaia, tuttavia adesso si stanno accorgendo della desacralizzazione del cattolicesimo e sperano in una "restaurazione". C'è tanta gente che si è ritrovata a "sinistra" in buona fede, e ora è necessario ricondurla nell'alveo della Tradizione. Uno degli errori che bisogna assolutamente evitare è quello di lasciare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai rossi.

Dobbiamo sfruttare ogni occasione per trarre qualche vantaggio per il bene delle anime, e quindi per la maggior gloria di Dio. Non dobbiamo restare alla finestra a guardare il susseguirsi degli eventi, dobbiamo darci da fare per tentare di attrarre le anime verso la Tradizione cercando di cavalcare ogni occasione che capita. Mi spiego meglio: alla gente piacciono coloro che non si limitano a parlare di questioni liturgiche e dottrinali, ma che si impegnano concretamente anche in opere sociali. Fino ad ora il movimento tradizionale è rimasto ai margini della vita ecclesiale, ma adesso è giunto il momento di approfittare della situazione. In che modo? Bisogna dar vita a nuove iniziative anche in campo sociale, così da strappare la gente dalle grinfie dello sterile modernismo filantropico, e avere l'occasione di far conoscere ampiamente il grande patrimonio devozionale e dottrinale della Tradizione. Il primato deve rimanere per le questioni dottrinali e liturgiche, ma bisogna assolutamente evitare di abbandonare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai loro amici comunisti. Il vero militante della Tradizione Cattolica si interessa della questione sociale ed è sempre schierato dalla parte dei poveri e della gente che soffre.

Se non attueremo lo “sfondamento a sinistra”, tanta gente cadrà nella rete dei modernisti, i quali potrebbero continuare a moltiplicare le opere filantropiche per i poveri, senza però cercare di condurre le anime a Cristo, dando in questo modo l'errata impressione che la Chiesa sia una delle tante ONG umanitarie. Se non faremo nulla, la gente penserà che i fedeli legati alla liturgia tradizionale si interessano solo di cappe magne, pianete broccate, scarpe con fibbie d'argento, cartegloria con cornici cesellate in oro, rocchetti ricamati a mano, ecc. Ciò è falso, perché in realtà i tradizionalisti sono i migliori amici del popolo (lo ha detto San Pio X), e si interessano dei problemi di coloro che sono in stato di bisogno. Ma non lo fanno per scopi politici o per apparire belli, ma solo per carità fraterna, cioè per vero amore che nasce da Dio.

Eravamo, siamo e resteremo sempre contro il comunismo. Per “sfondamento a sinistra” non bisogna intendere una deriva verso le posizioni politiche dei progressisti, come hanno fatto molte persone che votavano per la Democrazia Cristiana. Al contrario significa strappare ai comunisti e ai modernisti le masse dei poveri che sono state ingannate per decenni, e ricondurle a Cristo, unico vero Salvatore del genere umano. I nostri punti di riferimento da imitare non sono i capi delle onlus moderniste o addirittura di quelle laiciste, bensì sono personaggi eroici che hanno dato lustro alla Chiesa militante, mi riferisco ad esempio a San Giovanni Bosco, San Giuseppe Cottolengo, San Luigi Orione, Santa Francesca Cabrini, San Francesco d'Assisi, Santa Bartolomena Capitaneo, e a tanti altri valorosi seguaci del Redentore Divino.

Pensiero del giorno

Pecca anche chi compra robe rubate. Né vale a dire: Se non la comprava io, la comprava un altro. Sentite. Narrasi nella Selva istruttiva presso del Verme, che un soldato si prese una vitella d'una povera donna. Piangeva quella miserabile, e diceva al soldato: Perché mi vuoi levare questa vitella? Rispose il soldato: Se non me la piglio io, se la piglierà un altro; e così si portò la vitella. Questo soldato poi fu ucciso, e fu veduto dannato da una persona, con un demonio accanto che fieramente lo flagellava; e dicendo il dannato: Perché mi flagelli? Il demonio rispondeva: Se non ti flagello io, ti flagellerà un altro. E così non vi fate ingannar dal demonio, con dire: Se io non mi piglio quella cosa, se la piglierà un altro. Se un altro se la piglia, quegli si dannerà: se te la pigli tu, tu ti dannerai. Ma dirai: Io l'ho pagata. Ma non lo sai che quella è cosa rubata?


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

domenica 14 gennaio 2018

Fatti sorprendenti che mi fanno riflettere

Alcuni anni fa, una carissima lettrice verso la quale da diverso tempo nutro molta stima per via della sua fervente devozione e del suo sano equilibrio spirituale, mi ha raccontato dei fatti sorprendenti che le sono capitati durante la celebrazione di alcune Messe tridentine.



(...) Stasera ho un momento di tranquillità e lo voglio finalmente dedicare a te, alla promessa di raccontarti quel che mi è accaduto un santo giorno di qualche mese fa, sarei rimasta custode del mio silenzio se non fosse arrivata una tua mail ad incoraggiarmi, forse, mi sono detta, ciò che ho vissuto devo cercare di esprimerlo, vincendo la mia naturale tendenza a tacere l’intimità di quel tempo non tempo di Dio. Partecipavo alla Santa Messa e durante la Consacrazione, improvvisamente ho visto forte la tua immagine ai piedi della Croce, in ginocchio, in silenzio, a mani giunte, accanto a te c’ero io, in ginocchio, in silenzio, a mani giunte, insieme in Adorazione del nostro Re. Nitida la scena, il mio sguardo era fisso sul nostro Salvatore Gesù Cristo, ma sentivo la presenza della Vergine Santissima, alla tua destra, nonostante spiccasse, fisicamente, la tua figura, vicino a me, un pochino più avanti; se ricordo bene, nella scena ero io che volevo mettermi dietro a te, volevo che tu fossi più vicino a Gesù, o forse non ero io a volerlo, ma mi trovavo lì. La mia parte umana, razionale, era stupita, sorpresa, ma la mia anima era immersa nell’Adorazione, così come la tua. Nonostante mi chiedessi che ci facevi all’improvviso, per quale motivo eri comparso, l’immagine non spariva, quindi ho lasciato ogni ragionamento per immergermi nelle acque misteriose di Dio e abbandonarmi completamente alla preghiera. Con intensità minore, l’immagine si è ripetuta i giorni seguenti, sempre durante la Santa Messa. Mi permetto di aggiungere che immediatamente ho pensato avessi bisogno di preghiere, ma poi mi è sembrato di aver compreso che ci fosse un collegamento con le tue scelte spirituali presenti o future.

Grazie.

Ti auguro ogni bene nel Signore Gesù,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo, 
                                     ti ringrazio per avermi confidato quel che ti è accaduto. Ho molta stima nei tuoi confronti, posso dirti che sia per e-mail sia per telefono mi hai dato l'impressione di essere una persona seria e mentalmente equilibrata, quindi non penso che si sia trattato di un fenomeno di autosuggestione.

Per capire meglio questo fatto vorrei farti delle domande. Quando queste visioni terminavano, interiormente ti sentivi felice o turbata e triste? Come ero vestito durante le visioni? Erano abiti laicali? Ogni visione durava per tutto il tempo della Consacrazione?

Se dovessero essere visioni di origine soprannaturale, mi domando che significato possano avere. Il fatto che nelle visioni apparivi pure tu, potrebbe significare che noi due siamo chiamati a dar vita a qualche iniziativa spirituale per la maggior gloria di Dio? Chissà.

Staremo a vedere quel che ci farà comprendere il Signore. Tuttavia, se tu avessi in mente di fare qualcosa nel campo spirituale, mi piacerebbe poter darti una mano.

Tuo fratello e servitore nel Signore,

Cordialiter



Caro amico in Gesù e Maria Santissima,
                                                                      sei molto buono con me, come probabilmente ti ho già scritto, sono solo una povera asinella che tira il carretto.

Essendo dotata di poca memoria, risponderò alle tue domande solo con i ricordi assolutamente certi, onde evitare il rischio di sforzarmi a rintracciare quanto apparentemente è stato cancellato, anche se, come sappiamo, in profondità esiste, non voglio metterci nulla di mio.

La prima visione è stata molto intensa, le poche altre, due o tre, più deboli e brevi.

Quando terminava mi sentivo semplicemente immersa in Dio, in quello spazio indefinibile a parole, non costringibile dentro concetti umani. Il Silenzio avvolgeva la scena e nonostante osservassi, quindi non fossi completamente sgombra da pensieri, il cuore e la mente si sono poi ritrovati in totale fusione, ricongiunti, non vi erano separazioni di nessun genere, interiormente tutto era al suo posto, direi perfetto, o meglio, tutto era di Dio. Non posso parlarti di gioia, né di dolore o tristezza, so che sembra riduttivo, se mi viene un aggettivo è serietà.

Eri vestito con indumenti chiari, qualcosa di beige, ho visto una camicia scozzese sul tono chiaro, sapevo mentre ti osservavo che ti trovavi lì nella condizione di questo momento, ma c’era qualcosa in sospeso, che non mi era dato di afferrare: eri esattamente ciò che Dio vuole che tu sia, non capivo però se ti indicava in questo modo un cammino, una svolta, mi sembrava di percepire qualcosa, mai però avrei insistito per conoscere il Pensiero di Dio, poiché era più forte il desiderio di rimanere immobile in preghiera davanti a Gesù Crocefisso.

La prima visione è durata per tutto il tempo della Consacrazione.

Si, attendiamo i tempi del Signore, quando Lui vorrà noi sapremo.

Grazie.

Dio ti benedica,

(lettera firmata)



Carissima in Cristo, 
                                  non è la prima volta che sento parlare di fatti del genere. Un giorno mi ha scritto una signora che mi ha raccontato di aver sognato un giovane uomo coi capelli bruni, di nome D. (il mio), il quale le stringeva la mano calorosamente e con rispetto, e le parlava in maniera fraterna (lei prima del sogno non era mai andata sui miei siti e non sapeva chi fossi). In genere quando una persona si sveglia si dimentica dei sogni fatti durante la notte, o perlomeno non ci pensa più, invece a lei il sogno le è rimasto impresso e durante tutto il giorno ha continuato a pensarci sopra. La notte seguente ha fatto un altro sogno che l'ha colpita molto. Ha sognato che le veniva dato un libro di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Al risveglio, nonostante avesse molto da fare a causa dei suoi due bambini, ha deciso di fare una ricerca sul web su Sant'Alfonso, ed è capitata su un sito nel quale io pubblicizzo uno dei libri del suddetto santo. Lì ha letto il mio nome, ha visto la mia foto e la copertina del libro alfonsiano, poi è arrivata su uno dei miei blog e ha letto le risposte cordiali e fraterne che do ai lettori che mi scrivono, e ha collegato tutti gli indizi che aveva avuto nei due precedenti sogni. Così ha deciso di scrivermi anche lei e di farmi una richiesta che le stava a cuore. 

Mi domando perché accadono queste cose. Se dovessero essere di origine soprannaturale, noi sappiamo che Dio non fa mai opere superflue, quindi mi piacerebbe sapere che cosa desidera comunicarmi. Vuole che continui a scrivere sui miei blog? Vuole che noi due diamo vita a qualche iniziativa spirituale per la sua maggior gloria? Vuole qualche altra cosa? Sono confuso. Tra l'altro la tua e-mail mi è giunta nel corso di una settimana molto importante, poiché proprio in questi giorni è avvenuta una cosa che potrebbe dare una svolta radicale alla mia vita.

Continua a pregare per me affinché lo Spirito Santo mi faccia comprendere quel che desidera che io faccia per dargli gusto.

Rinnovandoti la mia profonda stima e la mia fraterna amicizia, ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Procuri di fare le pratiche di pietà con pace e soavità di spirito, senza affaticarsi troppo e senza angustiarsi mai. Se talvolta è assalita da qualche pensiero di eccessiva preoccupazione, cerchi di allontanarlo subito, affinché non resti turbata la pace del cuore.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962)

sabato 13 gennaio 2018

Il Santo Sacrificio della Messa come mezzo di santificazione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I suoi effetti. a) Questo sacrifizio anzitutto glorifica Dio e lo glorifica in modo perfetto, perchè Gesù vi offre di nuovo al Padre, per mezzo del sacerdote, tutti gli atti di adorazione, di riconoscenza e d'amore che già offrì sul Calvario, atti di valore morale infinito. Offrendosi come vittima, afferma nel modo più espressivo il sovrano dominio di Dio su tutte le cose: è l'adorazione; dando se stesso a Dio in riconoscenza dei suoi benefici, gli rende una lode pari ai benefici: è il ringraziamento o culto eucaristico. Nulla quindi può impedire il conseguimento di quest'effetto, neppure l'indegnità del ministro; perchè il valore del sacrifizio non dipende essenzialmente da colui che l'offre come ministro secondario, ma dal pregio della vittima che viene offerta e dalla dignità del sacerdote principale che non è altri che Gesù Cristo stesso. Tal è l'insegnamento del Concilio di Trento quando dichiara che questa offerta purissima non può essere macchiata dall'indegnità o dalla malizia di coloro che l'offrono; che in questo divin sacrifizio è contenuto ed immolato, in modo incruento, quello stesso Cristo che sull'altare della Croce si è offerto in modo cruento. È quindi la stessa ostia e lo stesso sacrificatore quello che si offre ora pel ministero dei sacerdoti e quello che s'è offerto una volta sulla Croce: non c'è differenza che nel modo d'offrire la vittima. Perciò, quando assistiamo alla S. Messa e più ancora quando la celebriamo, rendiamo a Dio tutti gli omaggi che gli sono dovuti, nel modo più perfetto possibile, perchè facciamo nostri gli omaggi di Gesù vittima. -- Nè si dica che tutto questo non ha che far nulla con la nostra santificazione; quando noi glorifichiamo Dio, egli amorosamente si china verso di noi, e quanto più noi ci occupiamo della sua gloria, tanto più egli si occupa dei nostri spirituali interessi; molto dunque si fa per la nostra santificazione rendendogli i nostri ossequi in unione con la vittima divina che rinnova sull'altare la sua immolazione.

b) Il divin sacrifizio ha inoltre un effetto propiziatorio per la virtù stessa della sua celebrazione (ex opere operato, come dicono i teologi). Ed ecco in che senso: il sacrifizio, offrendo a Dio l'ossequio che gli è dovuto e un giusto compenso per il peccato, lo inclina a concederci, non direttamente la grazia santificante (il che è effetto proprio del sacramento), ma la grazia attuale e il dono della penitenza, e a rimetterci, quando siamo contriti e pentiti, i peccati anche più gravi. -- È nello stesso tempo sodisfattorio, nel senso che rimette infallibilmente ai peccatori pentiti una parte almeno della pena temporale dovuta al peccato, in proporzione delle disposizioni più o meno perfette con cui vi assistono. Ecco perchè, aggiunge il Concilio di Trento, può essere offerto non solo per i peccati, le sodisfazioni e i bisogni spirituali dei vivi, ma anche per quelli che son morti in Cristo senza avere sufficientemente espiato le loro colpe. È facile vedere quanto questo doppio effetto, propiziatorio e sodisfattorio, contribuisca al nostro progresso nella vita cristiana. Il grande ostacolo all'unione con Dio è il peccato; ottenere il perdono e farne sparire anche gli ultimi vestigi è quindi preparare un'unione sempre più intima con Dio: "Beati mundo corde quoniam ipsi Deum videbunt". Quale consolazione per i poveri peccatori di veder così cader il muro di separazione che li impediva di godere della vita divina!

c) La Messa è impetratoria nello stesso modo che è propiziatoria: ottiene quindi da Dio, per la virtù stessa del sacrifizio (ex opere operato), tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per santificarci. Il sacrifizio è una preghiera in azione, e Colui che al santo altare prega per noi con gemiti inenarrabili è Quegli stesso le cui preghiere sono sempre esaudite "exauditus est pro sua reverentia". Quindi la Chiesa, interprete autentica del pensiero divino, vi prega costantemente, in unione con Gesù sacrificatore e vittima (per Dominum nostrum Jesum Christum), per chiedere tutte le grazie di cui hanno bisogno i suoi membri alla salute dell'anima e alla salute del corpo, "pro spe salutis et incolumitatis suæ", per la salvezza e il progresso spirituale, sollecitando per i suoi fedeli, principalmente nella Colletta, la grazia speciale che corrisponde a ciascuna festa. E chiunque entra in questa corrente di preghiera liturgica, con le disposizioni volute, è sicuro d'ottenere per sè e per tutti quelli che gli premono le più copiose grazie.

È dunque chiaro che il santo sacrifizio della Messa contribuisce, con tutti i suoi effetti, alla nostra santificazione; e ciò tanto più efficacemente in quanto che noi non vi preghiamo da soli ma uniti a tutta la Chiesa e principalmente al Capo invisibile della Chiesa, a Gesù sacrificatore e vittima, che, rinnovando l'offerta del Calvario, chiede, per la virtù del suo sangue e per le sue suppliche, che le sue sodisfazioni e i suoi meriti ci vengano applicati.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928] 

Pensiero del giorno

Ergo dum tempus habemus, operemur bonum ad omnes, maxime autem ad domesticos fidei.


(Epistola B. Pauli Apostoli ad Galatas 6,10)

venerdì 12 gennaio 2018

Avviso da Venezia

La direzione di Traditio Marciana ha organizzato per il prossimo sabato 27 gennaio un pellegrinaggio alla Chiesa di S. Giovanni Crisostomo (vulgo San Zuane Grisostomo) di Venezia, ove si custodisce una preziosa reliquia del Santo Dottore della Chiesa, nonché una venerata immagine della Beata Vergine Maria, miracolosamente salvatasi dal bombardamento che colpì la chiesa durante la I Guerra Mondiale.


Il pellegrinaggio si svolgerà in occasione della ricorrenza liturgica di S. Giovanni Crisostomo, con il seguente programma indicativo:

11.00 S. Rosario e Litanie Lauretane di fronte all'immagine della Madonna delle Grazie
11.30 S. Messa cantata in rito antico 
12.45 Venerazione e bacio della Sacra Reliquia

Indicazioni per raggiungere la chiesa:
La Chiesa di S. Giovanni Cristostomo si trova lungo la Salizzada omonima, a 200 metri dal Ponte di Rialto. Il tragitto a piedi dalla stazione dura 20 minuti (25 da P.le Roma), lungo la Strada Nuova. In vaporetto, linea 2 da Ferrovia "B" o da P.le Roma "F" fino a Rialto "C" (11 minuti) e 3 minuti a piedi.





Xzx

Amarsi come fratelli

Nell'ottobre del 2016 ho incontrato alcune persone che collaborano col blog, tra cui Maristella, che qualche mese prima mi aveva scritto una bella e-mail nella quale rifletteva sul tema dell'amore fraterno e della possibilità di organizzare un incontro tra persone che seguono il sito.


Carissimo fratello in Cristo,
                                               riprendo un concetto che hai espresso più volte e che personalmente condivido.

Nel blog e nei messaggi che ci siamo scambiati affermi che per noi cristiani l'amore fraterno dovrebbe essere il nostro segno distintivo. Ognuno di noi può testimoniare quanto questa situazione si verifichi raramente. Io per esempio non ti conosco personalmente, non ancora perché spero di poterlo fare in questa vita, eppure ti voglio bene come a un fratello. Per me sei importante e io ti ricordo sempre nella preghiera, sono felice quando riusciamo a scambiarci messaggi e a tenerci in contatto. Come ti dicevo questa fraternità mi fa crescere nella Fede e nella devozione, mi sostiene nelle prove.

Ho imparato a usare questo criterio nella valutazione delle amicizie: vedo se mi aiutano nella strada verso il Regno. Quando superano questa prova le considero un dono del Cielo e ringrazio Dio per questo dono incommensurabile e non meritato che nella Sua infinita misericordia mi fa.

Però la domanda resta; perché è tanto difficile amarsi come fratelli? Io penso a causa della nostra natura di creature: se non riusciamo ad amare le altre persone in Gesù e per Gesù cadiamo nelle trappole dell'egoismo. Così non riusciamo ad accogliere i nostri difetti e tantomeno quelli di chi incontriamo: pretendiamo ciò che una creatura non può dare e ci allontanano reciprocamente. Poi penso che la vita quotidiana con i suoi ritmi non ci aiuti a restare vicini tra di noi.

Una volta amavo scrivere lettere su carta ai miei amici. Erano pochi quelli che apprezzavano e rispondevano con entusiasmo. Ora mi sono rivolta alla tecnologia e così scambio email e messaggi Whatsapp. Posso condividere pensieri e riflessioni con le persone che mi sono vicine.

Quando ho letto sul blog la proposta di Chantal di incontrarci ho provato molta gioia. Sicuramente impresa impegnativa, ma... io provo a rilanciare l'idea... perché non tentare? Sarebbe meraviglioso poter passare un po' di tempo tutti insieme: preghiera, condivisione, riflessione, amicizia.

Io non ne so molto ma magari esistono case di accoglienza religiosa per gruppi di persone che desiderano fare un'esperienza spirituale. Queste strutture potrebbero fare al caso nostro. 

Adesso mi fermo perché ho scritto tanto e non vorrei stancarti con tutte le mie parole.

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi di questo eventuale incontro: ritengo prezioso il tuo parere.

Grazie di tutto!

Nei Cuori Immacolati 

Tua sorella Maristella


Carissima in Cristo,
                               per molti potrebbe apparire assurdo il fatto che tra due persone che non si conoscono di persona sia nato un legame di amicizia spirituale talmente profondo da giungere a considerarsi fratelli. In realtà dovrebbe essere una cosa normale volersi bene tra membri del Corpo Mistico di Cristo, come avveniva ai tempi di San Paolo, quando i pagani restavano meravigliati nel vedere i cristiani amarsi come fratelli.

Da un punto di vista spirituale mi hai donato davvero tanto, perché riesci a trasmettermi conforto, letizia, devozione, desiderio di proseguire il cammino di perfezione cristiana. Sono pochissime le persone che riescono a trasmettermi queste cose in un grado elevato come lo fai tu.  Ho l'impressione che noi due siamo fatti proprio per aiutarci l'un l'altro nel cammino spirituale perché abbiamo tantissime cose in comune. È da oltre un anno che siamo amici, non abbiamo mai avuto problemi (dissapori, equivoci, dispetti, litigi, ecc.) come purtroppo avviene spesso tra i mondani. Con l'aiuto di Dio dobbiamo continuare questa splendida amicizia spirituale e collaborare assieme per la Sua maggior gloria.

Anche io penso che sarebbe bello se io, tu ed altre persone che la pensano come noi potessimo incontrarci tutti assieme per condividere dei momenti di fraterna letizia. Purtroppo, viviamo in una società secolarizzata che “non ci capisce”, e quindi spesso ci sentiamo come stranieri in terra d’esilio quando stiamo tra i seguaci del mondo. Ecco perché siamo felici quando incontriamo altri seguaci di Gesù Cristo che “parlano la nostra stessa lingua”.

A dir la verità per me non sarebbe la prima volta incontrare persone conosciute tramite il blog. Ne ho incontrate molte e posso dirti che conservo dei bellissimi ricordi di fraterna amicizia. Addirittura vari lettori e lettrici mi hanno ospitato (le lettrici sono religiose che mi hanno accolto nelle foresterie dei loro monasteri), e sommando tutti i periodi che sono stato loro ospite ho totalizzato circa 8 mesi (per vari motivi, tra cui le spese di viaggio, non sono riuscito ad accontentare tutti gli inviti che ho ricevuto).

A mio avviso l’ideale sarebbe, come prima volta, di incontrarci in non più di cinque o sei persone. Se fossimo in troppi diventerebbe difficile dedicare a ciascuno il tempo necessario per approfondire il legame d’amicizia. Potremmo incontrarci per alcuni giorni presso la foresteria di qualche comunità monastica mia amica. L’unico vero problema è riuscire a trovare la data giusta che vada bene per tutti. Per il momento vediamo quante sono le persone interessate all'incontro e poi decidiamo come organizzarci.

Ti sono sinceramente grato per questa splendida, limpida e disinteressata amicizia che mi stai donando. La stima che ho nei tuoi confronti è elevatissima. Lo so che ci sono persone mondane che invece ti disprezzano e non ti comprendono, ma questo è un buon segno. Infatti, se un cristiano viene applaudito dai mondani, significa che ha fatto dei compromessi al ribasso con gli oppositori del Vangelo.

In Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Burle che dispiacciono al prossimo, sono contrarie alla carità.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

giovedì 11 gennaio 2018

Messa per i parenti dei sostenitori del blog

Anche in tante famiglie cristiane si può trovare qualche membro che si è allontanato dal Signore, cioè che non crede o, pur credendo, vive come se Dio non ci fosse. Ciò è causa di grande sofferenza, poiché chi ama davvero Gesù Cristo desidera che Egli venga amato da tutti, e si addolora quando vede che "l'Amore non è amato", come dicevano vari santi. Inoltre, se una persona ama davvero i propri parenti, deve desiderare la salvezza eterna delle loro anime, le quali vennero pagate a costo di tante sofferenze da parte del Redentore Divino con la sua dolorosa Passione.

C'è un prete dal cuore gigante, il quale negli ultimi anni è divenuto il principale finanziatore del mio blog. È anche grazie a lui se posso dedicarmi a questa forma di apostolato on-line per il bene delle anime e la maggior gloria di Dio. Inoltre ogni mese gli chiedo di celebrare una Messa per qualche intenzione spirituale, e lui, con zelo apostolico, ha sempre accettato volentieri di offrire il Santo Sacrificio, senza mai chiedermi un'offerta in cambio.

Questo mese gli ho chiesto di celebrare una Messa per le anime dei parenti dei sostenitori del blog, cioè di coloro che mi hanno inviato almeno una donazione, anche di modico valore, per consentirmi di poter dedicare una parte importante del mio tempo alla gestione dei miei blog religiosi, i quali ormai costituiscono quasi l'unica fonte delle mie entrate. Lui ha accolto la mia richiesta e ha fissato la data della celebrazione a venerdì 12 gennaio.

A me piace tanto fare questo lavoro per la maggior gloria di Dio (lo faccio davvero molto volentieri) e nel mio cuore sento tanta gratitudine nei confronti di coloro che sostengono il blog (purtroppo, non sono molti), poiché è grazie a loro se, pur tra le difficoltà, posso continuare a farlo. Gesù Cristo nel Vangelo ha promesso che ricompenserà persino un bicchier d'acqua dato per amor suo, ed io spero tanto che i sostenitori del blog vengano ricompensati con le grazie necessarie alla salvezza eterna delle loro anime e di quelle dei loro parenti. Dio non si lascia vincere da nessuno in generosità.

Sfruttare le persecuzioni dei modernisti per progredire nel cammino di perfezione cristiana

La pestifera eresia modernista ci sta facendo soffrire assai, ma noi dobbiamo sfruttare queste tribolazioni per stringerci maggiormente a Dio e progredire nel cammino di perfezione cristiana. A tal proposito pubblico un'interessante e-mail di un gentile lettore e generoso sostenitore del blog. A tutti coloro che si sentono sconfortati per ciò che sta accadendo nell'orbe cattolico consiglio di leggere con molta attenzione il post di oggi.


Caro Cordialiter,
                          ti scrivo da (...). Ti seguo ormai da quattro anni, questi ultimi anni nei quali pare che l'attacco modernista sia veramente forte. Volevo confermare, per quanto riguarda il mio percorso personale di vita cristiana, quanto tu scrivevi (...), ossia che le sofferenze di una Chiesa tribolata possono portare frutti di santificazione.

Ho sempre avuto una vita cristiana da praticante, ma non ho mai approfondito con consapevolezza molti aspetti della dottrina, della mistica, dei sacramenti, come ho fatto negli ultimi tre anni. Il vedere intorno a me la massima confusione, sofferente per quanto accade nella Chiesa ed anche perseguitato, se non altro moralmente e verbalmente, per quanto da me sempre espresso per la difesa della millenaria Fede, mi sono sentito chiamato ad approfondire testi di spiritualità, di apologetica, mi sono avvicinato ancor più a sacramenti e sacramentali, abbeverandomi anche alla liturgia in rito antico, alla quale partecipo ora occasionalmente, quando la gestione dei bambini piccoli lo permette, ma che è vera fonte di irrobustimento spirituale.

Insomma, se in questi ultimi anni non vi fossero queste tristi sofferenze, io forse sarei un credente medio, tiepido, invece attraverso queste tribolazioni Dio mi sta spingendo verso un cammino di conversione sostenuto dalla Sua Grazia. Le vie di Dio per condurre i suoi figli alla salvezza sono davvero misteriose, ed anche da questo periodo della storia nel quale la Chiesa soffre, per mano molte volte dei suoi stessi membri, Egli ne vuole ricavare un bene, che sia anche per poche anime. Del resto un grande santo diceva che pure una sola anima è una diocesi abbastanza vasta per un Vescovo.

Grazie allora Cordialiter di sostenerci in questo cammino comune verso la Patria, da parte mia un ricordo e preghiera ma anche, come ho fatto e farò, un piccolo sostegno economico per questa tua speciale missione.

Ogni bene in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
                                         sono davvero contento di constatare che hai una visione soprannaturale della vita: nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto, o almeno tollerato, da Dio per il nostro bene, come insegnano Sant’Alfonso Maria de Liguori e tanti altri dotti autori. Ovviamente il Signore non vuole che i modernisti diffondano i loro errori dogmatici e morali (Dio è incapace di compiacersi del male compiuto dagli esseri umani), ma tollera che ciò avvenga poiché spera di trarne un bene maggiore. 

È da decenni che stiamo soffrendo assai a causa del diffondersi dell’eresia modernista, ma negli ultimi anni le sofferenze sono aumentate parecchio. Dobbiamo sfruttare queste croci per avanzare nel cammino di perfezione cristiana, sopportando pazientemente le tribolazioni (come fece il Santo Giobbe) e soprattutto stringendoci maggiormente a Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Nei momenti difficili della vita, quando il cuore è in lacrime, solo Dio può consolarci davvero. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe, nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio lacrima rivolto a Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza dobbiamo stringerci maggiormente a Dio e riceveremo conforto. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato la frase di Giobbe “Ad Deum stillat oculus meus”:

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus”.

Se noi ci stringeremo maggiormente a Dio, la pestilenziale eresia modernista non solo non riuscirà a trascinarci alla dannazione eterna, ma sarà uno strumento tollerato da Dio per purificare le nostre anime e farle avanzare nel cammino di perfezione cristiana. Sopportare cristianamente le ingiuste persecuzioni e offrire i patimenti al Signore consente di ottenere enormi benefici spirituali dal Cielo. Basti pensare a ciò che è accaduto a San Pio da Pietrelcina, Sant'Ignazio di Loyola, San Giovanni Bosco e tanti altri santi, i quali, pur essendo perseguitati, riuscirono a praticare eroicamente le virtù cristiane (accumulando innumerevoli gradi di gloria per l’eternità) e a fare un gran bene alle anime. Un altro fulgido esempio è ciò che accadde ai cristiani dei primi secoli. Nonostante i tiranni si affannassero a trucidarli, la Chiesa Cattolica (che è il Corpo Mistico di Cristo) moltiplicava i suoi seguaci e si espandeva sempre più. Così come il sangue dei martiri è semente per la nascita di nuovi cristiani, allo stesso modo le lacrime dei fedeli legati al Magistero perenne sono semente per il trionfo della Tradizione Cattolica. Le persecuzioni non fanno altro che incentivare l'avanzata del movimento tradizionale. Ovviamente disprezzo il peccato di persecuzione, ma apprezzo il bene che Dio riesce a trarne in seguito. Se finissero le persecuzioni, ci sarebbe il rischio di un rilassamento generale degli ambienti tradizionali, così come è avvenuto per la cristianità dopo la fine dell'oppressione da parte dell'Impero Romano.

Dobbiamo essere grati al Signore per le tribolazioni che stiamo patendo. Ecco quel che scrisse la grande mistica Santa Gemma Galgani: ...Mi ha detto poi Gesù: «Sai, figlia mia, in che maniera io mi diverto a mandare le croci alle anime a me care? Io desidero possedere l'anima loro, ma intera, e per questo la circondo di croci, e la chiudo nelle tribolazioni, perché non mi scappi di mano; e per questo io spargo le sue cose di spine, perché non si affezioni a nessuno, ma provi ogni suo contento in me solo. È l'unica via per vincere il demonio e giungere a salvezza: Figlia mia, quanti mi avrebbero abbandonato, se non li avessi crocifissi! La croce è un dono troppo prezioso, e da esso si apprendono molte virtù!»

Dobbiamo continuare a combattere con coraggio la buona battaglia delle fede sino all’ultimo respiro. Maggiori sono le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Rinnovandoti la mia gratitudine per aver finanziato il mio lavoro per il blog (è grazie a persone generose come te se posso dedicare molto tempo a scrivere gli articoli e a rispondere alle numerose e-mail dei lettori), ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Per guadagnare il paradiso ogni fatica è poca.


(San Giuseppe Calasanzio)

mercoledì 10 gennaio 2018

Circa le critiche contro la Messa tradizionale

Ripubblico ampi brani di un'interessante lettera di Eleonoram (pseudonimo scelto da una lettrice del blog per firmare i suoi scritti da pubblicare).


Caro D., come stai?

Sto leggendo con interesse i tuoi post sulla Messa tridentina e proprio l’altra sera mi sono ritrovata a parlarne durante una cena. Ero con alcune persone molto spirituali, con cui mi ritrovo spesso per pregare e adorare il Santissimo, ma con mia grande sorpresa hanno definito questa Messa “superata”!!

Come ti dissi tempo fa, non ho mai assistito a una Messa in rito antico, un po’ per mancanza di opportunità, un po’ perché la Messa in rito moderno a cui partecipo è molto fervorosa. Tuttavia mi ha sconcertata sentire dei credenti devoti parlarne in quei termini, mi sono sembrati dei pregiudizi frutto di cattiva informazione. Se pensiamo che la Messa in rito antico ha “formato” praticamente tutti i grandi santi e sante della storia cristiana [...] già solo per questo andrebbe considerata con il massimo rispetto!

Le motivazioni che mi sono state date, riguardo il suo superamento, sono sostanzialmente queste: il sacerdote, dando le spalle, esclude l’assemblea; idem quando recita sottovoce il Canone, quasi esibendo un rapporto esclusivo con Dio; l’incomprensibilità della lingua latina crea distacco […]. 

Tutto ciò mi ha fatto riflettere sull’importanza della simbologia della Messa: quella del rito antico mi sembra poco conosciuta anche tra i fedeli devoti, tu che sei un “esperto” puoi confermarlo? Ad esempio, nel tuo post “Perché amiamo la Messa tridentina”, mi è piaciuto trovare la corretta interpretazione del parlare sottovoce del sacerdote:

“in quell'apparente silenzio … una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo”, facendo “attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc.”

Leggendo queste parole ho pensato che sarebbe bello se tutti conoscessero la simbologia e il significato dei gesti e dei diversi momenti della Messa tridentina, potrebbe essere un modo per invogliare a sperimentarla o comunque per non avere preconcetti errati al riguardo.

Infine, circa l’intensità e la profondità della partecipazione liturgica, vorrei rendere merito alla terra in cui vivo, la Sardegna. Qui, grazie a Dio, c’è ancora una fede molto fervorosa e la Messa è molto sentita pur essendo celebrata in rito moderno. Ma c’è di più: da quando ho iniziato ad andare a Messa dopo la mia conversione, ho piano piano scoperto (e imitato!) delle antiche pratiche di devozione popolare, che sembrano proprio degli atti “attivi” come quelli da te citati in riferimento al rito antico. […] Alcune veterane hanno poi la consuetudine di dire sottovoce l’Atto di dolore prima di fare la Comunione.

[…] Sicuramente la Messa in rito antico favorisce all’ennesima potenza questo clima interiore e queste predisposizioni d’animo, che tuttavia sono possibili anche in una Messa in rito moderno, come ho avuto la grazia di constatare e sperimentare. Ma forse c'è un motivo per tutto ciò: la Sardegna è l'isola di Maria, come disse il papa Paolo VI - e difatti la Madonna di Bonaria è la patrona della regione - e allora, forse, i suoi abitanti godono di una particolare protezione mariana che si manifesta pure nell'ispirare questi pii esercizi che alimentano il fervore della Messa. :)

Un abbraccio fraterno in Gesù e Maria!

Eleonoram



Cara sorella in Cristo,
                                   Papa Roncalli disse: “Ricco di maestà e nobiltà, il latino è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità”. Addirittura promulgò la Costituzione Apostolica “Veterum Sapientia” per difendere il latino dagli attacchi di coloro che volevano spazzarlo via. Anche il Concilio Vaticano II decretò che la lingua latina venisse conservata nei Riti latini (Romano, Ambrosiano, Mozarabico, eccetera). Non è affatto vero che la lingua latina sia incomprensibile, e comunque le preghiere riservate ai fedeli sono sempre le stesse, quindi non è difficile impararle a memoria, o almeno impararne il significato. Invece per le orazioni riservate al sacerdote si può benissimo usare un messalino bilingue.


Circa il fatto che la Messa tridentina non viene celebrata col sacerdote rivolto “verso il popolo”, lascio rispondere a Mons. Klaus Gamber, compianto liturgista: L'idea che il sacerdote stia di fronte alla comunità risale senza dubbio a Martin Lutero. […] Prima di Lutero l'idea che il sacerdote quando celebra la messa stia di fronte alla comunità non si trova in nessun testo letterario, né è possibile utilizzare per suffragarla i risultati della ricerca archeologica. […] Dal punto di vista cattolico, invero, carattere sacrificale e conviviale della messa non sono mai stati in contrasto. Cena e sacrificio sono due elementi della medesima celebrazione. Certo col mutare dei tempi non sempre essi sono stati espressi con pari forza. […] Se al giorno d'oggi si desidera dare un rilievo maggiore al carattere di convito della celebrazione eucaristica, va detto che nella celebrazione versus populum questo non è che appaia con la forza che spesso si crede e si vorrebbe. Infatti soltanto il "presidente" della cena sta effettivamente al tavolo, mentre tutti gli altri convitati siedono giù nella navata, nei posti destinati agli "spettatori", senza poter avere alcun rapporto diretto col tavolo della Cena. Il modo migliore per rivendicare il carattere sacrificale della messa è dato dall'atto di volgersi tutti insieme col sacerdote (verso oriente, vale a dire) nella medesima direzione durante la preghiera eucaristica, nel corso della quale viene offerto realmente il santo sacrificio. Il carattere conviviale potrebbe essere invece sottolineato maggiormente nel rito della comunione […]. Secondo la concezione cattolica la messa è ben di più di una comunità riunita per la cena in memoria di Gesù di Nazareth: ciò che è determinante non è realizzare l'esperienza comunitaria, sebbene anche questa non sia da trascurare (cfr. 1Cor 10,17), ma è invece il culto che la comunità rende a Dio. Il punto di riferimento deve essere sempre Dio e non l'uomo, e per questa ragione fin dalle origini nella preghiera cristiana tutti si rivolgono verso di Lui, sacerdote e comunità non possono stare di fronte. Da tutto ciò dobbiamo trarre le dovute conseguenze: la celebrazione versus populum va considerata per quello che in realtà è, una novità, una invenzione di Martin Lutero. [Mons. Klaus Gamber, "Instaurare omnia in Christo", 2/1990].

Infine, circa l'accusa che la Messa tridentina sia ormai “superata”, posso rispondere che molti di coloro che frequentano la liturgia tradizionale sono persone giovani, mentre coloro che vanno alla Messa moderna hanno un'età media di 60-70 anni. Mentre molti seminari “moderni” stanno chiudendo o sono quasi vuoti, quelli tradizionali sono pieni. E questa sarebbe una liturgia “superata”? A me sembra viva, vegeta e in forte espansione. E questo lo sanno pure i “comunistelli di sacrestia” (come li chiamava il grande Cardinale Ottaviani), i quali continuano a rosicare dalla rabbia e a tramare per metterci il bastone tra le ruote, ma senza riuscire a fermare l'inarrestabile marcia del movimento tradizionale, che ormai è un fiume in piena.

Rinnovandoti la mia gratitudine per la tua collaborazione col blog, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Narra il p. Segneri che vi fu un peccatore di questi che spesso acconsentiva in vita ai mali pensieri: stando in morte si confessò con gran dolore de' suoi peccati, onde lo tenevano per salvo: ma dopo la morte comparve, e disse che si era dannato: disse che la sua confessione era stata buona, e Dio l'aveva perdonato, ma che prima di morire il demonio gli pose avanti, che se fosse campato, sarebbe stata un'ingratitudine abbandonar quella donna che tanto l'amava [evidentemente non si trattava di sua moglie, n.d.r.]; questa prima tentazione egli la discacciò: venne la seconda, ed allora si fermò alquanto a discorrerci, ed anche la discacciò: venne la terza, e vi acconsentì, e così disse che era morto in peccato e si era dannato.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 9 gennaio 2018

La Messa tridentina è particolarmente indicata per le anime contemplative

Tempo fa ho pubblicato un’intervista a Maristella sul tema delle mode indecenti e sulla questione dell’utilizzo del velo sul capo da parte delle donne che assistono al Santo Sacrificio della Messa, come desiderava San Paolo. Quel giorno diverse lettrici mi scrissero per complimentarsi con Maristella. Tra loro mi scrisse anche Letizia, una delle persone che stimo maggiormente.


Ciao D., mi è piaciuta molto l'intervista a Maristella sulla moda e soprattutto sul velo da messa. Le ho scritto e ho colto l'occasione per chiederle consigli sull'acquisto. Ti ringrazio di cuore. Appena ho tempo e calma risponderò alle tue domande. 

Grazie per tutto davvero! È bello se restiamo uniti e in contatto tra di noi. Mi piace l'idea di pregare gli uni per gli altri per il sostegno spirituale e per dar gloria al nostro Salvatore. Per ciò che riguarda il velo, beh io ne sento davvero la necessità dal momento soprattutto che da sabato prenderò l'abitudine di andare alla Santa Messa in latino. Buona giornata D., ringraziamo il Signore e ti esorto a continuare così!

Letizia


Carissima in Cristo,
                                 sono contento che tu abbia deciso di partecipare ogni settimana alla Messa tridentina celebrata nella tua città. Contrariamente a quello che pensano molti modernisti, noi non seguiamo la liturgia tradizionale per fare la parte degli snob che pregano in latino, lingua utilizzata dalle persone colte. Noi, spesso a costo di molti sacrifici, seguiamo il Vetus Ordo Missae perché lo viviamo in maniera più intensa e profonda, siamo attratti dall'affascinante sacralità del rito e percepiamo fortemente l'essenza sacrificale della Messa nella quale si rinnova il Santo Sacrificio del Redentore Divino. Insomma alla Messa tridentina vi partecipiamo in maniera attenta e devota, nutrendo in maniera abbonante la nostra anima. Purtroppo, non tutti riescono a capire le nostre aspirazioni liturgiche e spirituali. Personalmente sono convinto che la Messa tridentina sia particolarmente adatta alle anime contemplative (come la tua) e in generale a coloro che praticano un'intensa vita spirituale. Per esempio, durante il Canone Romano (la preghiera di Consacrazione che nel rito antico viene pronunciata sottovoce dal sacerdote), in quell'apparente silenzio, mentre una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo, invece un'anima “poco spirituale” non sa che fare in quei momenti, si distrae facilmente e si annoia certamente, desiderando di poter tornare al più presto alla Messa in rito moderno, nella quale è molto facile avere la tentazione di assistere passivamente alla Consacrazione, limitandosi ad ascoltare quel che dice il prete a voce alta, e quindi senza fare attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc.

Sono molto soddisfatto della preziosa e disinteressata collaborazione che Maristella sta offrendo al blog. Mi piace molto intervistarla perché le sue risposte sono semplici, chiare e ricche di unzione spirituale. Spero tanto che anche tra voi possa nascere una fraterna amicizia. Voi due vi assomigliate molto (mi riferisco al vostro aspetto spirituale).

Hai ragione, sarebbe bello se restassimo in contatto tra di noi e continuassimo a pregare gli uni per gli altri, affinché il Signore ci aiuti a salvarci l’anima (questo è il vero scopo della vita). Ormai è da anni che siamo amici, la tua prima e-mail risale all’aprile del 2013. Sai, con altre persone mi è capitato spesso che dopo un iniziale periodo di entusiasmo, il rapporto di amicizia si sia affievolito notevolmente. Con te (e con alcune altre persone) invece mi sta capitando una cosa curiosa, e cioè che più passa il tempo e più cresce la stima che nutro nei tuoi confronti. È difficile da spiegare, ma tu hai la capacità di trasmettermi devozione ed entusiasmo nel continuare il cammino di perfezione cristiana. Per me è benefico avere a che fare con te. Non è nemmeno necessario che io legga i tuoi scritti per sentirmi edificato, mi basta pensare a te e al modo in cui vivi da cristiana. La storia della tua conversione mi ha colpito molto perché in te è avvenuto un cambiamento radicale, e adesso desideri vivere il cristianesimo in maniera profonda e coerente, senza fare compromessi al ribasso con la mentalità mondana. Per esempio ho apprezzato tantissimo il fatto che hai avuto la forza di volontà necessaria per gettare nell'immondizia i vestiti scandalosi (chissà quanto ti erano costati!) e adesso vorresti che le donne utilizzassero solo abiti conformi alla virtù della purezza, come insegnato dal grande Papa Pio XII nello splendido discorso “Una gioia”, pronunciato a sostegno della “Crociata della purezza” indetta dalla gioventù femminile di Azione Cattolica. I mondani ti disprezzano perché dopo la tua conversione hai cambiato stile di vita e non ti interessano più le cose contrarie al Vangelo che invece a loro piacciono molto. Io invece è anche per questo motivo che ti stimo assai, ossia perché vuoi vivere da vera cristiana. Mentre i mondani apprezzano le persone soprattutto dal punto di vista estetico (e del portafoglio), io invece le apprezzo essenzialmente per il loro aspetto interiore, poiché ho molta stima verso coloro che praticano le virtù cristiane.

So che tu sei grata nei miei confronti perché ti aiuto ogni volta che ti rivolgi a me per chiedermi dei consigli. Per darti delle risposte chiare e precise vado a consultare i manuali di Teologia Morale in mio possesso e ti dico quel che insegnano dotti e autorevoli autori al riguardo delle questioni che mi poni. Lo faccio volentieri perché ci tengo molto all’anima tua, la quale venne riscattata a caro prezzo dal nostro amatissimo Redentore. Fino ad ora sei rimasta molto soddisfatta delle risposte che ti ho dato e che ti sono state di grande utilità. Non esitare a chiedermi aiuto ogni volta che ne senti il bisogno, per me è una grande gioia aiutare coloro che vogliono vivere fedeli a Cristo. Per me l’amicizia non è un modo per ottenere dei vantaggi materiali (come per i mondani), ma è essenzialmente un mezzo di santificazione mettendomi al servizio del prossimo. 

Ci tengo a dirti che anche tu mi hai donato spiritualmente molto, infatti mi sei di edificazione spirituale e di grande conforto. Sia tramite e-mail che al telefono mi hai dato l’impressione di essere profondamente innamorata del Redentore Divino. Penso che se sarai perseverante e resterai fedele a Dio sino alla morte, poi in Cielo sarai uno dei trofei più belli della Sua infinita misericordia. Quanto è stato buono Gesù con te! Adesso, almeno per gratitudine, devi amarlo con tutto il cuore e con tutte le tue forze. Se lo merita!

Per me è già un grande onore essere tuo amico, ma sapere che addirittura mi consideri tuo fratello (me lo hai detto in altri messaggi), fa crescere la stima, l’affetto fraterno e la gratitudine che nutro verso di te. Continuerò molto volentieri ad impegnarmi per proseguire a mantenere viva la nostra amicizia spirituale, cercando di evitare di darti anche dei piccoli dispiaceri. Se involontariamente dovessi dire o fare qualcosa che ti fa soffrire ingiustamente, ti chiedo di farmelo presente affinché provveda subito a correggere lo sbaglio commesso.

Grazie davvero per la limpida e fraterna amicizia che mi stai donando dal 2013, e che è una di quelle a cui ci tengo di più. Anche se abitiamo molto lontano, ti sento spiritualmente vicina. A causa della distanza, forse non ci incontreremo mai su questa Terra, ma spero tanto che potremo incontrarci ai piedi della Beata Vergine Maria, nella Patria celeste, ove insieme alla Mamma del Cielo, agli angeli e santi santi potremo lodare le misericordie di Dio per tutta l’eternità.

Con sincera stima e affetto,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris.


lunedì 8 gennaio 2018

Avviso da Fiorano Modenese

Elenco delle celebrazioni in rito romano antico che  avranno luogo presso il Santuario della B.V. del Castello in Fiorano Modenese ogni seconda Domenica del mese alle ore 19.30.

Domenica 14 Gennaio Dominica secunda post Epiphaniam

Domenica 11 Febbraio Dominica in Quinquagesima

Domenica 11 Marzo Dominica quarta in Quadragesima

Domenica 8 Aprile Dominica in albis

Domenica 13 Maggio Dominica in Ascensione

Domenica 10 Giugno Dominica tertia post Pentecosten



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Pensiero del giorno

Quando taluno riceve qualche affronto o disgusto da un altro, dica: Dio ti faccia santo: Dio ti dia luce. E quando sta accesa la collera, meglio è che taccia senza dir niente. Quando avviene qualche cosa contraria, dica: Sia fatta la volontà di Dio: Signore, me lo piglio per li peccati miei.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)




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domenica 7 gennaio 2018

Cresce a Milano l'interesse per la Liturgia tradizionale

Nonostante l'accanita opposizione degli anziani miliziani modernisti, la Liturgia tradizionale continua ad attrarre innumerevoli anime, soprattutto tra i giovani. Ripubblico l'intervista che tempo fa mi rilasciò Maristella al riguardo del grande interesse presente nella sua città nei confronti della liturgia tradizionale.


- So che frequenti la Messa domenicale in Rito Ambrosiano antico, la quale a Milano si celebra nella bella chiesa di Santa Maria della Consolazione, nei pressi del Castello Sforzesco. In genere sono numerosi i fedeli che partecipano a questa Messa?

- La chiesa è sempre piena. Ci sono persone di tutte le età: quello che mi riscalda il cuore è notare famiglie con bambini e ragazzi e un buon numero di giovani. Sono grata anche al parroco, monsignor Paolo Cortesi, per la squisita accoglienza e la preziosa collaborazione. 

- Qualche anno fa la Messa in Rito Ambrosiano antico veniva celebrata nella chiesa di San Rocco al Gentilino. Hai notato un incremento di fedeli da quando vi siete trasferiti nella chiesa di Santa Maria della Consolazione?

- Sì, il numero dei fedeli è sicuramente aumentato anche per la presenza di turisti stranieri. Ricordo un gruppo di ragazze orientali, con i loro veli sul capo e le corone del Rosario in mano; turisti tedeschi con lo zaino e il messale. Chi è abituato al Rito antico lo cerca anche all’estero, perché poi si trova come “a casa” . Io stessa, a Dublino, avevo cercato con internet dove si tenesse la Messa tradizionale. Santa Maria della Consolazione si trova a due passi dal Duomo, davanti al Castello sforzesco, a pochi metri da una fermata della metro e si inserisce bene in un itinerario milanese. Il trasferimento dalla chiesa del Gentilino, più grande ma piuttosto decentrata, si era reso necessario per motivi di sicurezza: cadevano pezzi di intonaco dal soffitto.

- Sai se tra i fedeli che frequentano in maniera più assidua la Messa in Rito Ambrosiano antico sia nata qualche forma di aggregazione o di collaborazione?

- Molti si conoscono bene tra loro, perché è circa da 30 anni che viene celebrata. Quando io sono arrivata la prima volta alcuni di loro mi hanno aiutata a seguire la Messa, che è molto diversa da quella del novus ordo. Ci sono persone che si occupano stabilmente degli arredi liturgici, altre del servizio all’altare. E’ presente un coro che esegue i meravigliosi canti della tradizione.

- So che dopo la Messa rimani in chiesa per ringraziare nel tuo cuore Gesù per essersi unito a te mediante il Santissimo Sacramento. Il Grande Papa Pio XII nella splendida Encicica "Mediator Dei" esorta i fedeli a fare il ringraziamento dopo la Messa. Oltre a te, anche altri fedeli al termine della celebrazione rimangono in chiesa a ringraziare il Redentore Divino?

- Dopo la Messa, circa una decina di persone resta in Chiesa raccolta in preghiera personale. Io resto al mio posto inginocchiata. Poi mi fermo a contemplare la statua di Gesù crocifisso. Faccio la mia ultima genuflessione ed esco.

- All'incirca per quanti minuti rimani in chiesa dopo la Messa per ringraziare, adorare e amare da cuore a Cuore l'amatissimo Gesù?

- Attendo con gioia la domenica e i giorni di precetto. Mi sveglio presto e arrivo in Chiesa in tempo per poter recitare il Rosario in latino con gli altri fedeli. In me c’è una vivissima commozione, veramente una preghiera da cuore a Cuore. Quando inizia il Canone non riesco a trattenere le lacrime. Dopo l’Eucarestia inizio il ringraziamento, che poi proseguo dopo la Messa. Se fosse per me resterei per delle ore. Mi trattengo in chiesa per circa quindici-venti minuti, poi esco perché inizia la celebrazione successiva.

- La prima volta che sei andata a una Messa in rito antico, ti sei trovata subito a tuo agio, oppure sei rimasta un po' "spaesata"?

- La prima volta che ho partecipato a una Messa in rito antico ho provato una fortissima emozione: il mio cuore batteva forte, temevo che chiunque potesse sentirlo. Non capivo, non mi raccapezzavo ma dentro di me c’era una gioia incontenibile. Come se avessi trovato qualcosa che la mia anima attendeva da sempre… come pioggia su un terreno arido. Lì ho percepito la Presenza del Signore: Lui si sacrificava per me, per tutti noi. Lui era vicino, tanto vicino. Nel silenzio profondo di alcuni momenti, nei gesti misurati e colmi di significato, nella riverenza, nella bellezza struggente dei canti, nell’incenso che si diffondeva mi sembrava di poter toccare con mano il Sacro. Poco dopo ho iniziato a frequentare costantemente la Messa ambrosiana vetus ordo ed ho compreso di essere giunta a un “punto di non ritorno”. Ho imparato a portare sempre il velo: credo che per noi donne sia importante. Cela le nostre chiome, è un efficace rimedio alla vanità. 

- Sei mai andata alla Messa in Rito Romano antico che a Milano viene celebrata qualche volta al mese presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore?

- Sì, la prima Messa in Rito antico l’ho seguita proprio lì, accompagnata da un amico. Poi sono andata anche altre volte, purtroppo non riesco a partecipare con costanza (ma numerose persone della Messa domenicale lo fanno).

- Se a Milano nascesse qualche forma di aggregazione per fedeli laici legati alla Liturgia tradizionale e desiderosi di praticare con fervore le virtù cristiane e di progredire nel camino di perfezione, saresti interessata a prendere parte all'iniziativa?

- Io sarei molto interessata: tutto ciò che può aiutarmi a fare la volontà del Signore per me ha un grandissimo valore!