Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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mercoledì 26 luglio 2017

Prosegue lo “sfondamento a sinistra” del movimento tradizionale

In passato il “movimento tradizionale” attirava l'interesse di ristretti ambienti ecclesiali, mentre negli ultimi 10-15 anni c'è stata una poderosa avanzata, una sorta di "sfondamento a sinistra", riuscendo a convincere tanta gente a saltare sul carro della Tradizione, basti pensare al numero delle Messe tridentine celebrate nel mondo: nel 2000 si contavano col contagocce, oggi è un fiume in piena (sono molte di più di quelle che appaiono sui siti internet, infatti in tanti luoghi preferiscono non pubblicizzare le liturgie antiche, senza contare che, a causa delle persecuzioni, numerosi preti sono costretti a celebrare Messe private “more antiquo” di nascosto, come avveniva in Unione Sovietica).

Ma da dove arrivano i nuovi militanti del movimento? Molti giungono da ambienti “conservatori”, ma gli altri vengono da ambienti di “sinistra”. Sì, avete capito bene, è gente che in passato si era lasciata abbindolare dai pifferai della coalizione progressista-modernista, ma poi ha aperto gli occhi e ha capito che il “sol dell'avvenire” dei rossi conduce alla perdizione, mentre per andare verso Dio bisogna seguire la strada dritta della Tradizione Cattolica.

Per dare un ulteriore slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario continuare lo "sfondamento a sinistra". Ci sono tanti fedeli che per anni hanno simpatizzato per gli ambienti progressisti, attratti da temi sociali come la fame nel mondo e la questione operaia, tuttavia adesso si stanno accorgendo della desacralizzazione del cattolicesimo e sperano in una "restaurazione". C'è tanta gente che si è ritrovata a "sinistra" in buona fede, e ora è necessario ricondurla nell'alveo della Tradizione. Uno degli errori che bisogna assolutamente evitare è quello di lasciare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai rossi.

Dobbiamo sfruttare ogni occasione per trarre qualche vantaggio per il bene delle anime, e quindi per la maggior gloria di Dio. Non dobbiamo restare alla finestra a guardare il susseguirsi degli eventi, dobbiamo darci da fare per tentare di attrarre le anime verso la Tradizione cercando di cavalcare ogni occasione che capita. Mi spiego meglio: alla gente piacciono coloro che non si limitano a parlare di questioni liturgiche e dottrinali, ma che si impegnano concretamente anche in opere sociali. Fino ad ora il movimento tradizionale è rimasto ai margini della vita ecclesiale, ma adesso è giunto il momento di approfittare della situazione. In che modo? Bisogna dar vita a nuove iniziative anche in campo sociale, così da strappare la gente dalle grinfie dello sterile modernismo filantropico, e avere l'occasione di far conoscere ampiamente il grande patrimonio devozionale e dottrinale della Tradizione. Il primato deve rimanere per le questioni dottrinali e liturgiche, ma bisogna assolutamente evitare di abbandonare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai loro amici comunisti. Il vero militante della Tradizione Cattolica si interessa della questione sociale ed è sempre schierato dalla parte dei poveri e della gente che soffre.

Se non attueremo lo “sfondamento a sinistra”, tanta gente cadrà nella rete dei modernisti, i quali potrebbero continuare a moltiplicare le opere filantropiche per i poveri, senza però cercare di condurre le anime a Cristo, dando in questo modo l'errata impressione che la Chiesa sia una delle tante ONG umanitarie. Se non faremo nulla, la gente penserà che i fedeli legati alla liturgia tradizionale si interessano solo di cappe magne, pianete broccate, scarpe con le fibbie d'argento, cartegloria con cornici cesellate in oro, rocchetti ricamati a mano, ecc. Ciò è falso, perché in realtà i tradizionalisti sono i migliori amici del popolo (lo ha scritto San Pio X nella Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”), e si interessano dei problemi di coloro che sono in stato di bisogno. Ma non lo fanno per scopi politici o per apparire belli, ma solo per carità fraterna, cioè per vero amore che nasce da Dio.

Eravamo, siamo e resteremo sempre contro il comunismo. Per “sfondamento a sinistra” non bisogna intendere una deriva verso le posizioni politiche dei progressisti, come hanno fatto molte persone che in passato votavano per la Democrazia Cristiana. Al contrario significa strappare ai comunisti e ai modernisti le masse dei poveri che sono state ingannate per decenni, e ricondurle a Cristo, unico vero Salvatore del genere umano. I nostri punti di riferimento da imitare non sono i capi delle onlus moderniste o addirittura di quelle laiciste, bensì sono personaggi eroici che hanno dato lustro alla Chiesa militante, mi riferisco ad esempio a San Giovanni Bosco, San Giuseppe Cottolengo, San Luigi Orione, Santa Francesca Cabrini, San Francesco d'Assisi, Santa Bartolomena Capitaneo, e a tanti altri valorosi seguaci del Redentore Divino.

Pensiero del giorno

Oh quanti confessori, dice il dotto monsignor Sperelli, per non essere bene istruiti nella morale, si dannano, e si traggono con sé molte anime all'inferno!


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

martedì 25 luglio 2017

Differenze tra beatificazioni e canonizzazioni

Alcuni lettori del blog mi hanno scritto al riguardo della questione beatificazioni-canonizzazioni. Riporto uno stralcio di una delle lettere che ho ricevuto in proposito, omettendo come di consueto il nome del mittente.


Carissimo,
                    […] tra le condizioni richieste dal Concilio Vaticano I perché un atto sia infallibile, c'è quella che esso vincoli tutta la Chiesa. Ora, la beatificazione, per sua natura, permette il culto di un'anima soltanto a livello locale o particolare: non lo impone né lo estende a livello universale. È questo, del resto, che distingue essenzialmente e realmente la beatificazione dalla canonizzazione. Pertanto, mentre la seconda è a tutti gli effetti un atto infallibile, la prima non lo è. Tale è la dottrina che si trova esposta in tutti i classici manuali di teologia. […]

J. Salaverri, nel trattato "De Ecclesia" del manuale "Sacrae Theologiae Summa" precisa che la Chiesa rivendica l'infallibilità per i decreti solenni di canonizzazione dei Santi (ed. IV, Matriti, 1958, p. 747), mentre nulla dice a proposito della beatificazione dei servi di Dio, per le quali nessuno ha mai accampato una simile prerogativa. Più esplicitamente Antonio Piolanti, nel "Dizionario di Teologia dommatica", afferma: "Mentre la beatificazione è una sentenza preliminare, non infallibile e soltanto permissiva del culto, la canonizzazione è un giudizio definitivo, infallibile, precettivo del culto (IV ed., Roma, 1957, p. 59). […]

(lettera firmata)

Le chiese moderne


[Brano di Mons. Klaus Gamber (nella foto a lato) tratto da “Tournés vers le Seigneur!”, Editions Sainte-Madeleine, Le Barroux].


Mai si erano costruite tante nuove chiese come durante gli anni che seguirono la seconda guerra mondiale. La maggior parte di esse sono delle costruzioni puramente utilitaristiche, in cui si è volontariamente rinunciato a produrre delle opere d’arte, nonostante siano costate tanti milioni. Dal punto di vista tecnico non manca niente: hanno una buona acustica e una perfetta aerazione, sono ben illuminate e facili da scaldare. L’altare si può guardare da tutti i lati.

Tuttavia, queste chiese non sono delle case di Dio, nel vero senso della parola, non sono uno spazio sacro, un tempio del Signore ove si ama andare per adorare Dio e per esporgli i propri bisogni. Sono delle sale di riunione dove non si va più al di fuori dei momenti dedicati agli offici. [...]

I nuovi edifici divennero così dei simboli dei nostri tempi, e anche il segno di un dissolvimento delle norme esistenti, nonché l’immagine di ciò che è caotico nell’universo contemporaneo. [...] uno spazio cultuale ha le sue leggi, che non sono sottomesse né alla moda né ai cambiamenti del tempo.

Pensiero del giorno

Dice s. Tommaso che il sacerdote il quale manca per negligenza o per ignoranza di non aiutare le anime si rende reo appresso Dio di tutte quelle anime che per suo difetto si perdono. 

(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

lunedì 24 luglio 2017

Pensiero del giorno

L'educazione cristiana dei figli dà buoni frutti, perché Dio rende efficaci le sante parole e i buoni esempi dei genitori.



(San Paolo della Croce)

domenica 23 luglio 2017

Il sacerdote deve avere un solo scopo: glorificare Dio guadagnandogli quante più anime è possibile

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


[...] Da tutti questi documenti risulta che il sacerdote deve, prima d'entrare nel sacerdozio, avere acquistato un certo grado di santità, e che, divenuto sacerdote, deve continuare a progredire verso perfezione sempre maggiore.

1° Per entrare nel sacerdozio, bisogna aver già acquistato un certo grado di perfezione. È quanto si ricava da tutti i testi del Pontificale da noi citati. Infatti si richiede già dal tonsurato il distacco dal mondo e da sè stesso per attaccarsi a Dio e a Gesù Cristo; e se la Chiesa prescrive degli interstizi tra i vari ordini, è perchè il giovane chierico abbia il tempo d'acquistare a mano a mano le varie virtù che corrispondono a ognun di essi. Lo dice chiaramente il Pontificale: "Atque ita de gradu in gradum ascendant, ut in eis, cum ætate, vitæ meritum et doctrina major accrescat". Ecco perchè si vuole da lui una virtù provata "quorum probata virtus senectus sit". Or questa virtù provata non si acquista che con la assidua pratica dei doveri del proprio stato, delle virtù che il Pontefice viene premurosamente indicando all'Ordinando in ogni ordine che gli conferisce. Dev'essere virtù talmente solida da rassomigliare a quella dei vecchi (senectus sit), i quali con lunghi e penosi sforzi hanno acquistato la maturità e la costanza propria della loro età.

Non è dunque una virtù quale che sia, dice S. Tommaso, quella che è richiesta per l'esercizio del ministero ecclesiastico, ma virtù eccellente: "Ad idoneam executionem ordinum non sufficit bonitas qualiscumque, sed requiritur bonitas excellens". Abbiamo visto infatti che il Pontificale esige dagli Ordinandi la pratica d'una fede robusta ed operosa, d'una grande confidenza in Dio, d'un'amor di Dio e del prossimo che giunga fino al sacrifizio, senza parlare delle virtù morali della prudenza, della giustizia, della religione, dell'umiltà, delle temperanza, della fortezza, della costanza; le quali virtù devono pur essere praticate in alto grado, poichè il Pontefice invoca sopra gli ordinandi i doni dello Spirito Santo, che, compiendo le virtù, ce lo fanno praticare in tutta la loro perfezione. Non basta quindi essere uno di quegli incipienti che sono ancora esposti a ricadere in colpe gravi; ma è necessario, purificata l'anima dalle colpe e dagli attacchi, essersi rassodati nelle virtù che costituiscono la via illuminativa e tendere a sempre più intima unione con Dio.

2° Fatti sacerdoti, non è il momento di fermersi ma anzi di progredire ogni giorno di virtù in virtù, come nota l'Imitazione: "Non alleviasti onus tuum, sed arctiori jam alligatus es vinculo disciplinæ, et ad majorem teneris perfectionem sanctitatis: il vostro carico non si è alleggerito ma siete invece legati da più strette obbligazioni e tenuti a maggiore santità. Il sacerdote dev'essere ornato di tutte le virtù e deve dare agli altri l'esempio d'una vita pura". Oltre che il non progredire è retrocedere [...], vi è, come abbiamo dimostrato parlando del ministero sacerdotale [...], tale obbligo di conformarsi a Gesù Cristo e di edificare il prossimo, che, nonostante tutti i nostri sforzi, restiamo sempre al di sotto dell'ideale tracciato dal Vangelo e dal Pontificale. Dobbiamo quindi quotidianamente pensare che ci rimane ancora molto da fare per conseguirlo: "Grandis enim tibi restat via".

D'altra parte noi viviamo in mezzo al mondo e ai suoi pericoli, mentre i religiosi sono protetti dalle regole e da tutti i vantaggi della vita di comunità. Se dunque essi sono obbligati a tendere incessantemente alla perfezione, non lo saremo anche noi e più di loro? E se noi non abbiamo, per proteggere la nostra virtù, gli esterni baluardi che difendono la loro, non dobbiamo forse supplirvi con una maggior forza interiore, che non può evidentemente acquistarsi che con sforzi spesso rinnovati verso una vita migliore? Il mondo con cui siamo obbligati a trattare tende continuamente ad abbassare il nostro ideale; è quindi necessario costantemente rialzarlo con un ritorno frequente allo spirito sacerdotale.

Questo progresso è dovere tanto più urgente in quanto che dal nostro grado di santità dipende la salute e la santificazione delle anima che ci sono affidate: secondo le leggi ordinarie della provvidenza soprannaturale, un sacerdote fa tanto maggior bene quanto più è santo, come abbiamo dimostrato, [...]. Potrebbe dunque essere conforme alla nostra missione di santificatori di anime, il fermarci a mezzo o anche al principio della via della perfezione, mentre tante anime in pericolo di perdersi ci gridano da tutte le parti di correre in loro aiuto "transiens... adjuva nos?". È chiaro che a questo grido di soccorso non vi è che una sola risposta degna d'un sacerdote, quella di Nostro Signore stesso: "Io mi santifico e mi sacrifico perch'essi siano santificati in tutta verità".

Non esamineremo qui la questione se il sacerdote, obbligato a maggior perfezione interiore del semplice religioso, sia nello stato di perfezione. È questa, a dir vero, una questione di Diritto canonico, che viene comunemente risolta negativamente, perchè il sacerdote, anche se pastore di anime, non ha quella stabilità che è canonicamente richiesta dallo stato di perfezione.

Il sacerdote poi che è nello stesso tempo religioso, ha, com'è chiaro, tutti gli obblighi del sacerdozio, e per di più quelli dei voti, e trova nella regola più copiosi aiuti per essere santo. Ma non deve dimenticare che il suo sacerdozio l'obbliga a perfezione maggiore di quella dello stato religioso.

Così il clero secolare e il clero regolare, senza ombra di gelosia, si stimeranno e si aiuteranno a vicenda, non avendo che un solo e medesimo scopo, di glorificar Dio guadagnandogli quante più anime è possibile, e giovandosi delle virtù e dei buoni successi che noteranno nei confratelli per eccitarsi a nobile emulazione: "Consideremus invicem in provocationem caritatis et bonorum operum".


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Come ben fa notare S. Tommaso, si prega non solo quando in modo esplicito si presenta una supplica a Dio, ma anche quando con uno slancio del cuore o con le opere si tende a Lui, così che prega sempre colui che l'intiera sua vita tiene sempre ordinata a Dio: "tamdiu homo orat quamdiu agit corde, ore vel opere ut in Deum tendat, et sic semper orat qui totam suam vitam in Deum ordinat". Infatti, questo slancio verso Dio non è forse una preghiera, un'elevazione dell'anima verso Dio e un mezzo efficacissimo per ottenere da Lui quanto desideriamo per noi e per gli altri?


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey, trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

sabato 22 luglio 2017

Avviso ai lettori del blog

Informo i lettori che il blog "non andrà in vacanza", ma che mi impegnerò a pubblicare almeno un post al giorno anche durante l'estate. Pertanto anche dai luoghi di villeggiatura potrete continuare a leggere il blog mediante tablet e smartphone.

Buone vacanze a tutti! 

Pensiero del giorno

Io per me stimo che questo raffreddamento degli Ordini religiosi per la maggior parte dipende dalla mancanza e trascuratezza dell'orazione; e la mancanza dell'orazione dipende dalla mancanza del ritiro e raccoglimento. Troppo fa vedere l'esperienza, che quanto più taluni s'immergono a trattare cogli uomini, tanto meno desiderano di trattare con Dio; e quanto più essi trattano col mondo, tanto più Iddio da loro si ritira. Volentieri io parlerei (disse un giorno il Signore a s. Teresa) a molte anime; ma il mondo fa tanto strepito nel loro cuore che la mia voce non può sentirsi. Immersi pertanto molti religiosi negli affari di terra, poco pensano a stringersi con Dio. Vorrebbero levarsi dal fango della loro tiepidezza e sciogliersi dagli attacchi terreni in cui si trovano implicati; ma le passioni, da cui non si fanno forza a staccarsi, li tirano sempre al basso, e così perdono l'amore all'orazione.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 21 luglio 2017

Pensiero del giorno

Multa verba non satiant animam, sed bona vita refrigerat mentem, et pura conscientia magnam ad Deum præstat confidentiam.

(De imitatione Christi)

giovedì 20 luglio 2017

Abolire la Comunione sulla mano!

Tutti coloro che amano assai il Santissimo Sacramento dell'altare sperano ardentemente che un giorno possa essere abolita la pratica della Comunione sulla mano. Leggete questa testimonianza che tempo fa mi ha inviato un lettore del blog.


Un carissimo amico sacerdote che svolge la Sua missione - una missione dura, faticosa e che lo impegna 24 ore su 24 7 giorni alla settimana, ma indispensabile (lo sanno tutte le anime che per mezzo dei sacramenti da Lui impartiti e dei Suoi saggi consigli hanno varcato la soglia del Paradiso) in una diocesi adiacente alla nostra, si offrì, nei pochissimi momenti liberi, di aiutare il parroco di una parrocchia vicina al luogo ove Egli compie il Suo mandato. In particolare, di sostituirlo per la celebrazione della S. Messa Domenicale in caso di bisogno.

Qualche tempo dopo capitò appunto che il Nostro dovesse celebrare la S.Messa delle 11 di Domenica, in sostituzione del parroco, assente per motivi personali. Durante l'omelia, Egli, mostrando tutto il Suo Amore verso Gesù Eucaristia, parlò della S. Comunione, dell'importanza del Sacramento, e fra l'altro, chiese con molta cortesia ed educazione che, potendo, si evitasse di accogliere Gesù Eucaristia sulle mani, e di riceverLo direttamente sulla lingua, per evitare la dispersione dei Sacri Frammenti e per tutti i motivi che noi ben conosciamo e che non sto qui ad elencare nuovamente. Al momento della distribuzione della Santa Comunione, un padre si avvicinò al sacerdote e, abbracciando il giovane figlioletto davanti a lui, stese le mani per ricevere la Santa Ostia su di esse, con gesto palesemente e vistosamente accentuato, in modo da dimostrare la sua contrarietà a quanto predicato dal Nostro durante l'omelia. Non potendosi rifiutare, con molto dispiacere e con tutto il rispetto possibile, il nostro amico sacerdote depositò l'Ostia Santa sulle mani del comunicando, che la prese e se la portò alla bocca. Ma un frammento rimase sulla mano di questo fedele, il quale non se accorse, ma invece il sacerdote, molto attento e vigilante, vide tutto. Allora il Nostro richiamò con garbo il fedele avvertendolo che sulla sua mano era rimasto un frammento dell'Ostia Santa. Il fedele fu preso da stupore e non sapeva più che fare. Il Sacerdote prontamente prese quel frammento dalle mani del fedele, glielo appoggiò sulla lingua, in modo che non andasse disperso e calpestato. Poi, avendo dovuto sporcarsi le mani con la saliva del fedele per introdurre nella sua bocca il piccolo frammento con la certezza che non cadesse e che vi entrasse davvero, sospese per un momento la distribuzione della Comunione, andò a purificarsi le mani secondo il modo canonico e quindi riprese la distribuzione.

Preghiamo affinché il Signore ci faccia dono di tanti sacerdoti con questa sensibilità Eucaristica! Ringraziamo questo nostro amico per l'esempio che ha dato, e continuiamo a diffondere la verità circa il modo migliore di ricevere l'Eucaristia. Il modo santo della Tradizione: in ginocchio ed in bocca, secondo l'inequivocabile insegnamento di Benedetto XVI e di due millenni di storia della S. Chiesa Cattolica. Ricordiamolo sempre, facendo eco alle titolo del libro di Mons. Schneider, anche il più piccolo frammento: Dominus est!

Dio benedica Don (...)!

Pensiero del giorno

[...] tutti i buoni piangono in vedere un rilassamento universale negli Ordini religiosi, come troppo oggidì è palese a tutti. Dov'è oggidì (comunemente parlando) nei religiosi lo spirito di ubbidienza, lo spirito di povertà, di mortificazione, di rinnegamento interno? Dov'è l'amore alla solitudine, alla vita nascosta, il desiderio di essere disprezzato, come han desiderato i santi? Queste sorte di virtù son divenute cose strane e pare che se ne sia perduto anche il nome.

(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

mercoledì 19 luglio 2017

Tracollo del clero diocesano in Francia

I numeri non sono né tradizionalisti né modernisti, sono dati di fatto di cui prendere atto. In Francia ci sono ormai solo circa 13.000 preti diocesani, dei quali circa la metà ha un'età media superiore ai 75 anni. Ciò significa che la situazione è drammatica. Guidare una sola parrocchia è già un compito impegnativo, ma in Francia è divenuta una cosa “normale” per un parroco (magari anche anziano) occuparsi di una decina di parrocchie, in ognuna delle quali la Messa viene celebrata solo una volta ogni tanto. Addirittura nella diocesi di Langres ci sono preti che devono occuparsi di una cinquantina di parrocchie. Insomma è una catastrofe spirituale. Quel che fa quasi “cascare le braccia” dallo sconforto, è il numero delle ordinazioni sacerdotali che da tempo è inferiore alle 100 unità annuali, del tutto insufficienti a sostituire i presbiteri che muoiono. Questi numeri sembrano un bollettino di guerra; c'è davvero da piangere.

Fortunatamente dagli istituti legati alla liturgia tradizionale giungono notizie incoraggianti circa l'elevato numero di vocazioni sacerdotali. Spero che possano essere aperti ulteriori seminari “more antiquo”. Non c'è pericolo che rimangano vuoti poiché tra i giovani c'è tanto interesse per “l'esperienza della Tradizione”.

Perché i divorziati risposati non possono ricevere la Comunione

Spesso certi giornalisti di stampo progressista seminano confusione sul tema della Comunione ai divorziati risposati, facendo credere che su questo tema sono possibili delle "aperture" da parte del Magistero della Chiesa. In realtà non sono possibili compromessi su questo argomento, a meno che qualche giornalista non pretenda di modificare il Vangelo.

Per poter ricevere il Santissimo Sacramento del Corpo di Cristo è necessario essere in stato di grazia. Chi ha commesso anche un solo peccato mortale deve prima confessarsi se vuole ricevere Gesù sacramentato. Ma per poter ricevere validamente l'assoluzione sacramentale è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati fatti (almeno di quelli mortali), e avere il fermo proposito di non peccare più, altrimenti la Confessione è nulla e sacrilega. Così insegnano tutti i buoni manuali di Teologia Morale. 

Pertanto, un divorziato, se è davvero pentito di essersi risposato civilmente, deve prima rompere l'unione "more uxorio" (come se fossero veri coniugi) con la sua compagna, e poi potrà ricevere validamente l'assoluzione sacramentale. Se per qualche grave motivo non può separarsi dalla compagna (ad esempio per poter continuare a educare i figli), allora può continuare a vivere nella stessa casa, purché non "more uxorio", ma come "fratello e sorella" (cioè in totale castità), ed evitando di dare scandalo al prossimo.

È stato Gesù a dire che se un uomo lascia la propria moglie e ne sposa un'altra commette adulterio. Nessuno può modificare il Vangelo, nemmeno i giornalisti progressisti.

Pensiero del giorno - Studi teologici contaminati dal razionalismo

Studiando, lo confesso, mi sono accorto con pena della pericolosa deviazione degli studi moderni, che si orientano sempre più, dolorosamente, al razionalismo dissidente e alla filosofia tedesca.

[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

martedì 18 luglio 2017

Un blog dedicato ai cattolici attratti dalla vita devota

Spesso Maristella mi scrive dei messaggi di incoraggiamento che mi trasmettono conforto, entusiasmo e devozione. Le sono sinceramente grato per avermi dato durante l'estate 2015 il permesso di pubblicare i suoi scritti spirituali coi quali posso rendere il blog più interessante (diverse persone mi hanno confidato di apprezzare quel che scrive). Nonostante a causa di motivi familiari e lavorativi ha poco tempo libero, tuttavia ha dedicato molte ore per scrivere post per il blog. E lo ha sempre fatto in maniera disinteressata, infatti non mi ha mai chiesto nulla in cambio. Non avendo fratelli di sangue (è figlia unica), mi ha "adottato" come suo fratello spirituale. Oggi pubblico alcuni messaggi che mi ha inviato tramite Whatsapp e che ho raggruppato e fusi assieme. 



Caro fratello in Cristo, 
                                 se sapessi il bene che mi fai! Guarda oggi mi hai fatto proprio commuovere. Io frequento quotidianamente il tuo blog. Ne conosco parecchi ma il tuo mi sembra unico, profuma di letizia e di fede.

Vorrei davvero ringraziarti per il blog che trovo sempre estremamente interessante. C'è una tale varietà di argomenti, di insegnamento, di meditazioni che l'anima devota ne viene colpita e continuamente stimolata a perfezionarsi. Sto imparando molte cose importanti, la mia fede e la mia devozione si stanno nutrendo e rafforzando. Per quel che posso lo sostengo volentieri perché mi ispira desideri di bene. Rafforza la mia fede, sostiene la mia speranza, incita la carità. Anche per me la tua vicinanza spirituale è molto preziosa.

Grazie perché continui ad aggiornare il blog! Posso capire la fatica e lo sconforto e la tentazione di lasciare tutto.Io ti capisco, davvero ti capisco anche se non ti conosco personalmente. Anche per me tu sei una consolazione. Sapere che esistono persone come te, come Clara, come Eleonoram per me è una consolazione. 

Maristella



Carissima in Cristo, 
                                per me il blog è un mezzo per servire il prossimo. Dammi pure dei consigli, dei suggerimenti, delle indicazioni, ecc. Voglio rendere il blog ancora più di tua edificazione, poiché voglio vederti ardere d'amore per la Santissima Trinità, fine ultimo della nostra esistenza.

Ho apprezzato molto le belle parole di incoraggiamento che mi hai fraternamente rivolto. Sapere che il mio blog sulla Tradizione ti è di edificazione spirituale mi gratifica molto. Infatti lo scopo principale dei miei siti internet a carattere religioso consiste appunto nel dare gloria a Dio facendo del bene alle anime. Ci sono tanti siti web che si dichiarano cattolici, tuttavia non tutti edificano le anime, anzi ce ne sono molti che sono insipidi o addirittura seminano confusione (quelli filo-modernisti) e altri che pur dichiarandosi fedeli alla Tradizione, in realtà fanno il gioco del demonio, poiché seminano delusione, sconforto, scoraggiamento, e a volte persino dubbi su questioni di fede (ad esempio sul dogma dell'indefettibilità della Chiesa Cattolica).

Io invece desidero che i miei blog, con l'aiuto di Dio, producano buoni frutti spirituali, infondendo nelle anime dei lettori conforto, coraggio nel combattimento in difesa della fede, distacco del cuore dalle cose futili, amore per la Santissima Trinità, un ardente desiderio di praticare con fervore le virtù cristiane, l'ansia apostolica per la salvezza eterna delle anime, la premura per le vocazioni sacerdotali e religiose, una tenera devozione per la Beata Vergine Maria, ecc.

Prima di pubblicare un post cerco di domandarmi quali effetti potrebbe provocare nelle anime di voi carissimi lettori. Se temo che il post possa produrre effetti negativi (smarrimento, tristezza, sconforto, ecc.) evito di pubblicarlo, se invece presumo che possa essere edificante, allora lo pubblico volentieri. Insomma, la mia missione è di edificare le vostre anime. :-)  Voglio che in quest'epoca drammatica (da un punto di vista spirituale) che stiamo vivendo, per voi il blog sia come una sorta di “oasi di pace” nella quale ritemprare lo spirito.

I miei siti internet ricevono oltre 300.000 visite all'anno. Non sono poche, ma non sono nemmeno tante. Molti siti web dei nemici della Chiesa, di alcuni ambienti tradizionali dallo “zelo amaro” (cioè lo zelo che sotto apparenze di bene produce in realtà frutti cattivi), dei “comunistelli di sacrestia” (i modernisti), e di altra gente che semina zizzania, sono molto più frequentati dei miei. Anche io potrei facilmente incrementare il numero dei lettori pubblicando pettegolezzi che circolano negli ambienti ecclesiali, scrivendo post che incitano all'odio e al rancore verso i nostri nemici, seminando polemiche qualunquiste, e cose di questo genere. Ma a cosa gioverebbe tutto ciò? Queste cose non edificano le anime. Pertanto ho deciso di fare una scelta mirata: indirizzare il mio blog a una determinata categoria di persone, ossia quella delle anime attratte dalla vita devota. Lo so che questa scelta è penalizzante dal punto di vista del numero dei visitatori, ma a me interessa la qualità degli utenti, non la quantità. A che mi servirebbe avere 3 milioni di visite all'anno, se poi le anime non rimangono edificate? Sono consapevole che questa decisione condanna “Cordialiter” ad essere un blog di nicchia, poiché sono poche le persone (anche tra i “cattolici praticanti”) interessate all'ascetica, cioè alla ricerca delle perfezione cristiana. Il mio lavoro è diretto a sostenere anime come la tua, cioè che aspirano a praticare un'intensa vita spirituale. Infatti quando scelgo di pubblicare un post penso a te e ad altri lettori e lettrici spirituali coi quali sono in contatto. In pratica voi siete il mio modello di riferimento: se presumo che un post possa edificarvi, allora lo pubblico, se invece mi sembra che possa lasciarvi indifferenti, allora preferisco non pubblicarlo (tranne se c'è qualche altra seria ragione per cui ritengo opportuno pubblicarlo ugualmente).  

Nutro molta stima nei tuoi confronti perché sei una seguace di Gesù Cristo che non vuole adeguarsi alla mentalità mondana, come purtroppo hanno fatto invece i seguaci dell'eresia modernista. Tu hai un marito, una figlia, un lavoro intellettuale che tanti vorrebbero avere, potresti vivere alla maniera dei mondani, cioè come se Dio non ci fosse, e dedicarti a svaghi, viaggi, cinema, ristoranti raffinati, balere, e divertimenti vari, invece preferisci rimanere fedele al nostro amatissimo Redentore Divino, tenendoti alla larga dagli svaghi di mondo e curando invece la vita interiore. Frequenti la splendida Messa in Rito Ambrosiano antico, fai buone letture spirituali, accetti il Magistero perenne della Chiesa, dedichi parte del tuo tempo all'orazione e alla vita devota, cerchi di compiere bene i doveri del tuo stato, ecc. Tu non vivi in un monastero di clausura, ma nel mondo, ed oggi non è facile avere il coraggio per saper andare controcorrente senza farsi trascinare dalla mentalità progressista e mondana che dilaga nella società. Ecco perché ti stimo, perché nonostante le tante difficoltà, incomprensioni, critiche, che noi tutti subiamo, stai continuando a combattere la buona battaglia della fede da vero soldato di Gesù Cristo. Conducendo uno stile di vita ascetico stai dando una testimonianza schietta ed aperta della bellezza della vita cristiana (si tratta di una vera e propria forma di apostolato), e in questo modo stai combattendo l'errore modernista che vorrebbe annacquare il Vangelo facendo dei compromessi al ribasso con la mentalità mondana. Non arrenderti mai!

Mi avvio a concludere questo post ringraziandoti per la tua vicinanza spirituale e per le belle e-mail (e i messaggi su Whatsapp) che mi hai scritto e che ho pubblicato in passato. Inoltre ti sono sinceramente grato per il fatto che quasi mensilmente sostieni il mio impegno sul web inviandomi un libero contributo economico. Io non sono un pensionato, sono un ragazzo, e senza il tuo aiuto e quello di altre persone dal cuore grande, non potrei permettermi di dedicare diverse ore al giorno per gestire i miei blog e rispondere a migliaia di e-mail all'anno. Se i miei siti internet hanno fatto del bene a qualcuno, il merito è certamente di Dio, perché senza di Lui non possiamo fare nulla di buono, ma è anche di persone pie e generose come te, senza le quali avrei dovuto abbandonare i blog già da diverso tempo. Supplico il Redentore Divino, per intercessione della Mediatrice di tutte le grazie, di ricompensarvi con la grazia della perseveranza finale, nella speranza di poterci trovare tutti assieme nella Patria Celeste, per lodare la Santissima Trinità per omnia sæcula sæculorum.

Cara Maristella, tu mi trasmetti entusiasmo e devozione, la tua vicinanza spirituale è preziosa. La lettera cartacea che mi hai scritto a Pentecoste la conservo gratitudine. Mi sei di grande conforto e incoraggiamento. Oh, come è difficile in questa società secolarizzata trovare persone sincere, fraterne e devote come te! Sono contento della nostra fraterna amicizia, vorrei averne tante altre di amicizie del genere. Ti confesso che diverse volte mi è venuta in mente l'idea di abbandonare i miei blog a causa dell'enorme quantità di tempo che assorbono (soprattutto per rispondere alle numerose e-mail), ma poi pensando alle persone devote come te che li seguono con vivo interesse, ho deciso di continuare quest'opera per la vostra edificazione spirituale.

Rinnovandoti la mia stima e il mio affetto fraterno, ti saluto cordialmente in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno - Circa le missioni popolari

Dice in secondo luogo il suo parroco, che con le missioni s'inquietano le coscienze, per ragione dei tanti scrupoli che allora si muovono per mezzo delle prediche. Or questa difficoltà sì che è bella! Dunque sarà meglio per non inquietar le coscienze lasciare i peccatori a dormire nel letargo del peccato con quella pace maledetta che è il sigillo della loro dannazione? S'inquietano le coscienze! Questo è quel che pretende il demonio, che quei miseri suoi schiavi non siano disturbati da quella falsa pace in cui vivono perduti. Ma questa deve esser la cura del pastore, di mandare ad inquietar le pecorelle che dormono in disgrazia di Dio, affinché si sveglino e riparino al pericolo in cui stanno di dannarsi; ed a svegliarle non vi è mezzo migliore della missione.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

lunedì 17 luglio 2017

Esuli in casa nostra

Approfitto di un vecchio messaggio che mi ha scritto un’affettuosa lettrice della Venezia Giulia, per parlare di un tema che mi sta a cuore.


Caro D., sì che ho letto il tuo post e mi ha riempito di gioia il fatto che tu abbia voluto pubblicare i miei messaggi. Pensieri che avevo e ho ancora per te, che riflettono l'amore che nutro per te come risposta all'Amore più grande, Fonte di Vita Eterna. Cosa ne penserà chi leggerà? Tutto il bene possibile.

Forza e coraggio, continuiamo così! Ti voglio bene.


Carissima in Cristo,
                                  l’amore che nutri per me mi infonde tanto conforto. Stiamo attraversando un periodo burrascoso della storia ecclesiale a causa della confusione seminata dalle vegliarde milizie moderniste che imperversano nell’orbe cattolico. Il tuo affetto mi incoraggia a proseguire con ardore la buona battaglia della fede.

A volte quando penso alla situazione attuale di noi cattolici fedeli alla Tradizione, mi viene in mente quel che avvenne agli esuli giuliano-istriano-dalmati. Correva l’anno 1945, i partigiani comunisti del maresciallo Tito invasero la Dalmazia, Fiume, l’Istria e la Venezia Giulia macchiandosi di crimini verso gli italiani (persino Trieste venne occupata dai miliziani titini ma, fortunatamente, vennero fatti sloggiare dopo alcune settimane). Centinaia di migliaia di nostri compatrioti, per sfuggire dall’oppressione e dalla sanguinaria persecuzione dei rossi, abbandonarono le proprie case e si trasferirono in altre province della nostra patria. Ma molti comunisti italiani si comportarono male nei confronti degli esuli giuliano-istriano-dalmati. Infatti tanti marxisti d’Italia ragionavano più o meno in questo modo assurdo: “I territori italiani della Dalmazia, dell’Istria e di gran parte della Venezia Giulia sono stati occupati e annessi dalla Jugoslavia del comunista Tito; dove c’è il comunismo si vive come in un paradiso terrestre; se migliaia di italiani fuggono dal paradiso terrestre jugoslavo significa che sono fascisti”. Quanto hanno sofferto gli esuli! Vennero sparpagliati in vari campi profughi e spesso subirono il disprezzo dei comunisti italiani dai quali vennero “marchiati” come “fascisti”.

Una cosa del genere sta avvenendo a noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa. Infatti i “comunistelli di sacrestia” (cioè i “modernisti”) ci perseguitano e ci fanno soffrire assai, facendoci sentire come “profughi” all’interno dell’orbe cattolico. Siamo “esuli in casa nostra”. Ma non abbiamo nessuna intenzione di ammainare le nostre bandiere e arrenderci! Non vogliamo abiurare la fede cattolica per avere in cambio qualche applauso da parte dei nemici di Gesù Cristo. Noi crediamo, noi vogliamo, noi dobbiamo continuare a restare fedeli alla Tradizione Cattolica!

I cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa, praticando con ardore le virtù cristiane, stanno mostrando in faccia al mondo la bellezza della vita vissuta in maniera coerente col Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo. Ciò fa rodere dalla rabbia il fronte modernista, il quale pur di riuscire a piegarci è disposto a ricorrere alle arti oscure dell'inganno e dell'ignominia. Bande di rancorosi novatori asserviti al nemico, mosse dal prurito delle novità e dall'odio verso la Tradizione Cattolica, imitando Giuda Iscariota tramano senza ritegno coi nostri avversari, che sul campo di battaglia non sono ancora riusciti a piegarci. I modernisti, sottomettendosi alla perfida e antievangelica mentalità mondana, hanno sottoscritto coi nemici della Chiesa il più infamante degli armistizi.

Quando vediamo le macerie causate dai militanti del fronte modernista, umanamente parlando, può sembrare tutto perduto. Ma la fede ci insegna che la Chiesa è immortale, perché è il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra. E se in molti ambienti la Dottrina Cattolica viene vergognosamente ammainata e gettata nel fango, alto e fiero resta il vessillo di Cristo Re portato dai militanti del movimento tradizionale, i quali non vogliono deporre le armi della fede e arrendersi al nemico. Vogliono restare fedeli al Redentore Divino e continuare con spirito di sacrificio e incrollabile fede il combattimento spirituale per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Penso che presto, con l’aiuto del Signore, il movimento tradizionale, come un vento impetuoso (voi della Venezia Giulia conoscete bene la forza della bora), riuscirà a spazzare via il regime modernista. Con un po’ di ironia un triestino potrebbe dire: “Non xe la bora ma semo là. E come la bora che vien e che va i disi che'l mondo se ga ribaltà”.  :-)

Il tuo affetto e la tua vicinanza spirituale mi incoraggiano a continuare con tenacia e ardimento la battaglia contro il fronte modernista. Grazie di cuore!

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine per tutto il bene che mi hai donato, ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

P. S. Questo post l’ho pubblicato appositamente in data odierna nella speranza di renderti ancora più piacevole la festa di oggi. Auguri! :-)

Pensiero del giorno

[...] è certo, che è in stato di dannazione un confessore che senza la sufficiente scienza si espone a sentir le confessioni.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

domenica 16 luglio 2017

Il ruolo dello Spirito Santo nell'elezione dei Sommi Pontefici

Ogni tanto si sente dire in giro che i Romani Pontefici vengono eletti dallo Spirito Santo. Questa affermazione va spiegata, altrimenti si corre il rischio di incorrere in spiacevoli equivoci. Il Catechismo di San Pio X insegna che Dio è incapace di fare il male poiché può desiderare e fare solamente il bene. Pertanto è impossibile che il Signore possa desiderare che venga eletto un Papa “cattivo”, ad esempio un ecclesiastico sacrilego che ha la concubina e figli, oppure un simoniaco che compra il pontificato con denaro o promesse varie, oppure un prelato poco istruito in materia teologica o che ha le idee alquanto confuse, ecc. 

Coloro che dicono che i Pontefici sono sempre eletti dallo Spirito Santo rischiano di offendere Dio. Faccio un esempio: San Tommaso d’Aquino e Sant’Alfonso Maria de Liguori (non si tratta di due teologi qualsiasi, ma di due grandi Dottori della Chiesa) affermano che se un seminarista è recidivo nel peccare contro la virtù della purezza, è segno che non ha una vera vocazione, poiché il Signore non chiama al sacerdozio elementi del genere. Se ciò vale per poter divenire prete, a maggior ragione vale per poter divenire Papa, quindi se un prelato è lussurioso e ha la concubina, e il conclave lo elegge successore di San Pietro, come si fa ad incolpare lo Spirito Santo di aver scelto un sacrilego per divenire Pontefice? Non è colpa di Dio se un uomo indegno viene eletto Papa! 

In realtà il Signore non vuole costringerci a fare il bene, poiché altrimenti le nostre opere buone non sarebbero frutto di amore nei suoi confronti, ma solamente frutto di costrizione, e quindi senza valore meritorio. Pertanto quando i cardinali si riuniscono in conclave, lo Spirito Santo si limita ad illuminare le loro menti per “suggerire” qualche buon nominativo da eleggere, ma non costringe i porporati a seguire il suo consiglio. Se quindi, ad esempio, un prelato simoniaco viene eletto Papa, la colpa è dei cardinali che si sono lasciati comprare, non certo dello Spirito Santo che, potendo desiderare solo il bene, voleva che fosse eletto un uomo pio e saggio.

Dio è infinitamente misericordioso, ma è anche infinitamente giusto, pertanto premia il bene e castiga il male. Ai tempi dei re di Israele il Signore castigò i peccati del popolo tollerando che salissero al potere dei monarchi che governavano in maniera pessima. Una cosa del genere avviene nella Chiesa: gli ecclesiastici “poco zelanti” sono un castigo di Dio. Nel “Dialogo della Divina Provvidenza” l’Eterno Padre disse a Santa Caterina da Siena che per donare alla Chiesa buoni ecclesiastici desiderava le preghiere, le sofferenze e le lacrime delle anime pie (cfr. capitolo 129).

Dunque, come spiegarsi se dovesse essere eletto un Papa indegno? La risposta la dà San Vincenzo di Lerins, secondo cui alcuni Pontefici vengono donati da Dio, altri vengono solamente “tollerati” da Lui, e infine altri vengono inflitti alla Chiesa come castigo, cioè il Signore non vuole che vengano eletti personaggi “inadatti” al pontificato, ma non impedisce che salgano al soglio pontificio perché il popolo merita questo castigo a causa dei propri peccati.

Se un Papa è secondo il cuore di Dio, lo si capisce dai frutti, infatti le cose nella Chiesa vanno molto bene durante il suo pontificato: nomina buoni vescovi che a loro volta formano nei seminari dei sacerdoti zelanti, insegna la Dottrina Cattolica in maniera chiara e precisa (evitando di usare espressioni ambigue che causano confusione tra i fedeli), combatte gli errori dogmatici e i vizi che dilagano nell’orbe, corregge i vescovi “poco zelanti” che governano male le proprie diocesi, aiuta le comunità religiose fervorose e osservanti mentre quelle rilassate cerca di correggerle e di riportarle al loro antico splendore, le vocazioni religiose e sacerdotali beneficiano di un vistoso incremento, molti fedeli laici si convertono e cominciano a vivere in maniera coerente col Vangelo e a praticare un’intensa vita spirituale, molti eretici e pagani abiurano i propri errori e abbracciano la fede cattolica, ecc.

Pertanto con le lacrime agli occhi bisognerebbe supplicare il Signore di donarci, sino alla fine del mondo, solo dei Romani Pontefici ricchi di zelo per la salvezza delle anime, come lo fu il grande Papa San Pio X (Padre Pio disse che Roma non vide mai un’anima grande come la sua). È vero che a causa dei tanti peccati commessi da noi cattolici, meriteremmo di avere dei Pontefici indegni, ma piangendo dovremmo chiedere alla Santissima Trinità che se vorrà punire il genere umano, lo faccia con qualsiasi altro castigo temporale (pestilenze, terremoti, alluvioni, carestie, ecc.), ma non con dei pessimi Sommi Pontefici, i quali governerebbero male la Chiesa e causerebbero la dannazione di tante anime.

Dio castiga la gente tirchia

Quando nel 2008 fallì la Lehman Brothers, famosa banca americana fondata da ebrei, si scatenò una delle più gravi crisi economiche della storia. Ovviamente ero dispiaciuto al pensiero che la crisi avrebbe gettato nella polvere tanta gente, ma cercai di vedere la situazione in maniera soprannaturale, pensando che Dio avrebbe cercato di trarre qualche bene da questa catastrofe economica, ad esempio staccando il cuore di tante persone dall’attaccamento esagerato ai beni materiali. Può darsi che alcuni, dopo essere stati travolti dalla crisi, si siano convertiti e abbiano cominciato a vivere in maniera più cristiana, ma la mia impressione è che la massa si sia ulteriormente allontanata dalla pratica degli insegnamenti del Vangelo. Ho notato ad esempio che dilaga ancora di più la piaga della tirchieria. È chiaro che se una persona è stata davvero colpita dalla crisi, deve stringere la cinghia e fare sacrifici. Ma c’è tanta gente che sta bene e dalla crisi è stata al massimo appena sfiorata, tuttavia sta sempre a lamentarsi che i soldi non bastano mai, e intanto ammassa sempre più beni materiali.

Qualche tempo fa una mia amica monaca di clausura con la quale stavo dialogando nel parlatorio del suo monastero mi ha confidato che da quando nel 2008 è scoppiata la crisi, le offerte dei benefattori si sono ridotte all’incirca alla metà della metà. E potrei citare altri casi del genere. Ovviamente nessuno si aspetta che le persone davvero colpite dalla crisi (ad esempio quelle che hanno perso il lavoro oppure quegli imprenditori che hanno visto crollare il fatturato della propria impresa) aprano il portafoglio per aiutare i bisognosi, ma tanti altri che non hanno visto calare il proprio reddito rispetto al 2008, perché stanno sempre a piagnucolare? Non ne parliamo poi di quelli che fanno gli spilorci coi bisognosi e poi magari vanno a fare la fila per acquistare borse griffate da 1.000 euro nei negozi extralusso, sempre più affollati di clienti.

Ma la gente tirchia prima o poi riceve il castigo da parte di Dio. Ci sono stati dei personaggi che quando erano nell’abbondanza hanno chiuso il cuore al prossimo, ma poi il Signore li ha puniti permettendo che loro stessi cedessero nella miseria. Altri ancora non sono stati puniti in questa vita, ma dopo la morte, come raccontato da Gesù nel Vangelo: il ricco epulone banchettava lautamente e non aiutò il povero Lazzaro, ma poi venne la morte e venne condannato all’inferno eterno. A che gli è giovato fare una vita agiata e ammassare beni materiali, visto che poi si è dannato l’anima?

Scapolare del Monte Carmelo

A diverse persone conosciute tramite i miei blog ho regalato lo scapolare della Beata Vergine del Carmine. Tra di esse c'è pure Letizia, che ringrazio di cuore per tutto il bene che mi sta donando da diversi anni.


Caro D., 
             qualche tempo fa ti dissi che avevo ascoltato con interesse una catechesi sullo scapolare della Madonna del Carmelo (...). Ad un certo punto del discorso, [il sacerdote], riferendosi allo scapolare, dice che chi non ce l'ha non sa cosa si perde. Si è esperesso in maniera spontanea e divertente, ma non per questo meno convincente, anzi, questa sua battuta mi è rimasta nella testa e ha sortito un notevole e benefico effetto! Sembra uno slogan di una pubblicità; nella società odierna e consumistica ti fanno credere che se non hai talune cose chissà cosa ti perdi, anzi forse il messaggio che passa è che non conti nulla, se non possiedi tutta una serie di oggetti, simboli di appartenenza al mondo moderno. Ma lo scapolare, oggetto di questa mia mail, è simbolo di appartenenza al Cielo ed è grazie a te se ora io lo indosso, caro fratello, tu che me l'hai donato. Mi sono recata dai (...) e ora indosso lo scapolare del Carmelo. Il rito è stato emozionante, semplice, dolce, vero, mi sono sentita amata, ora mi sento anche più impegnata, maggiormente responsabilizzata. I doni di Maria Santissima, come anche il santo rosario, sono un materno aiuto per perseverare nella fede e accrescerla. Io vorrei che le persone che incontro potessero scorgere un raggio anche debole di luce, proveniente da questo preziosissimo dono di Maria e che sentissero di voler e poter uscire dalle tenebre, che io ben conosco, dalle quali ne sono uscita ferita, stremata, ma ne sono uscita. Non dimentico però, mai scorderò che sono stata salvata dall'Amore, senza merito alcuno e che le tenebre sono sempre in agguato. Vorrei poter gridare al mondo intero di servirsi di questi doni, di pregare incessantemente e di mantenersi semplici in tutto come nel vestirsi, nel mangiare, nel parlare e di tener sempre presente che siamo creature, siamo nulla, Dio è tutto. Maledetta superbia dalla quale devo difendermi ogni giorno! Guardo Gesù sulla Croce e la tentazione passa.

Fraterni saluti in Gesù e Maria.

Letizia


Cara sorella in Cristo,
                                      sono davvero contento di averti donato lo scapolare del Carmine e la medaglietta del Sacro Cuore. Hai fatto bene ad andare da quei sacerdoti per farti imporre lo scapolare. So che anche loro ci tengono molto a questo sacramentale. Se fossi andata da qualche prete modernista, forse te lo avrebbe imposto senza recitare nessuna preghiera, o addirittura ti avrebbe deriso accusandoti di credere a delle "superstizioni". Eppure diversi Sommi Pontefici, tra cui il grande San Pio X, hanno raccomandato l'uso dello scapolare della Beata Vergine del Monte Carmelo. La Madonna a San Simone Stock ha promesso che chi morirà con lo scapolare non andrà all'inferno (evidentemente la nostra Mamma del Cielo otterrà una sincera penitenza, prima di morire, a coloro che fossero in peccato mortale).

Ti ringrazio per la splendida amicizia spirituale che mi stai donando dal 2013. Restiamo uniti nella preghiera.

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Per mantenere acceso il fuoco del santo amore sull'altare del vostro cuore, dovete fare frequenti atti di umiltà, tenere sveglio il vostro cuore con orazioni giaculatorie, fare frequenti visite al SS. Sacramento e fare la comunione spirituale frequentissima.

(San Paolo della Croce)

sabato 15 luglio 2017

La “famiglia spirituale” del blog

Con diverse persone che seguono il blog è sorto un forte legame spirituale. Una di queste persone è “Letizia”, la quale da molto tempo mi ha dato il permesso di pubblicare i suoi scritti, firmandoli con lo pseudonimo scelto da lei stessa (omettendo ovviamente i brani che non è opportuno divulgare sul web). È dal lontano 2008 che gestisco il blog “Cordialiter”, ormai con molti assidui lettori mi sembra di formare una sorta di “famiglia spirituale”.


Ciao caro D.
                     grazie per la mail, pensa che proprio oggi ti volevo scrivere. Per cosa? Semplicemente per dirti grazie! Sì, per tutto quello che hai fatto e continui a fare per me e per le altre persone alle quali doni il tuo aiuto e conforto, anche attraverso il blog. Io ti voglio molto bene e provo tanta pace quando penso a te, ma anche quando penso alla piccola ma grande “famiglia” che grazie alla tua perseveranza hai creato con il tuo blog che aggiorni quotidianamente. E così ringrazio il Signore e ringrazio la Madre Santissima che permettono a te di continuare a portare avanti la tua missione, consentendo alle anime che a te si affidano di trovare un aiuto cristiano. Grazie!


Carissima in Cristo,
                                 anche io ti ringrazio per la splendida amicizia che mi stai donando. In diverse occasioni mi hai detto che pensi tutti i giorni a me e che nutri tanto affetto nei miei confronti. Non mi stupisco di ciò poiché anche a me avviene la stessa cosa verso di te. :-)

Tra di noi c'è una sintonia meravigliosa. La tua vicinanza spirituale mi consola molto. Stiamo vivendo un periodo drammatico della storia dell’umanità: la società si è allontanata parecchio dagli insegnamenti di Gesù Cristo, dilaga l’immoralità, molte famiglie sono allo sfascio, la crisi economica sta facendo soffrire tante persone, tra la gente si propagano l’egoismo e la sopraffazione, c’è tanta cattiveria in giro, si vedono tante cose tristi, la Chiesa Cattolica è flagellata dagli errori dogmatici e morali seminati dai seguaci dell’eresia modernista, nel mondo c’è il rischio che scoppi un guerrone a causa delle ingiustizie commesse dallo Stato Ebraico e dai loro alleati statunitensi (basti pensare ai crimini che costoro stanno compiendo in Siria bombardando in diverse occasioni le truppe lealiste che combattono contro i jihadisti), ecc. Quando si riflette a tutte queste cose si corre il rischio di cadere nello sconforto. Ma fortunatamente tu ed altre persone amanti della vita devota, con la vostra amicizia spirituale mi aiutate a tenere alto il morale e a continuare con determinazione la buona battaglia della fede. Grazie Letizia, mi sei di conforto!

Ormai voi lettori che seguite assiduamente il blog e mi volete bene, formate una sorta di “famiglia spirituale”. Mi dispiace che abitiamo lontano, altrimenti avremmo potuto riunirci spesso tutti quanti assieme per dialogare, pregare, e trascorrere dei momenti conviviali in fraterna letizia. Come ho detto prima, nella nostra società secolarizzata si respira un brutto clima tra la gente, molti si comportano in maniera “poco caritatevole” col prossimo, e spesso per ottenere un vantaggio personale non ci si fa scrupolo di calpestare gli altri commettendo ingiustizie o trattandoli in malo modo. Nel mondo ci vorrebbe un nuovo San Francesco di Sales per diffondere un po’ di dolcezza e carità fraterna. Ci vorrebbe anche un nuovo San Paolo Apostolo che dia vita a delle fervorose comunità cristiane, come venne fatto nei primi tempi della Chiesa, quando i pagani restavano meravigliati nel vedere i cristiani volersi bene come fratelli.

Carissima, tu per me sei molto preziosa, infatti intendo continuare a “sfruttarti” come uno strumento che mi faccia progredire nel cammino di perfezione cristiana, soprattutto inondandoti con innumerevoli atti di carità fraterna, dando così gusto a Gesù buono, il quale ci ha ordinato “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi. Se vi amerete gli uni gli altri, tutti vi riconosceranno per miei discepoli”. Sento un forte desiderio di pregare ogni giorno per il tuo bene spirituale, nella speranza che il Signore ti conceda la grazia della perseveranza finale.

Ti ringrazio di cuore per tutto il bene che mi hai donato in questi anni, e rinnovandoti la mia stima ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Il ritorno del paganesimo

[Brano tratto dall'enciclica "Sacra Propediem" di Papa Benedetto XV].

Per la verità, due sono oggi le passioni predominanti in questa incredibile perversità di costumi, l’amore sconfinato delle ricchezze e un’insaziabile sete di piaceri. Da qui la vergogna e il disonore del nostro secolo, il quale, mentre fa continui progressi in ciò che appartiene ai comodi ed ai conforti della vita, per quanto riguarda il dovere di vivere onestamente — il che ben più importa — pare che voglia ritornare a gran passi verso la corruzione del paganesimo. In realtà, quanto più gli uomini perdono di vista i beni eterni che sono loro preparati nei cieli, tanto più sono attratti verso i caduchi; e una volta che si siano vilmente incurvati verso la terra, facilmente si intorpidisce in essi ogni virtù: così che nauseati di tutto ciò che sa di spirituale, non agognano che l’ebbrezza dei volgari piaceri. Perciò, Noi vediamo in generale che mentre da un lato non si ha alcun ritegno ad accumulare ricchezze, manca dall’altro la rassegnazione d’un tempo nel sopportare quei disagi che sogliono accompagnare la povertà e la miseria; e mentre fra i proletari ed i ricchi già esiste quella lotta accanita che abbiamo detto, ad acuire l’avversione dei non abbienti s’aggiunge il lusso smodato di molti, congiunto a impudente dissolutezza. Al qual proposito non possiamo deplorare abbastanza la cecità di tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall’ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio. E in tale abbigliamento — che esse stesse in passato avrebbero respinto con orrore come troppo disdicevole alla modestia cristiana — non si limitano a presentarsi soltanto in pubblico, ma neppure si vergognano di entrare così indecentemente nelle chiese, di assistere alle sacre funzioni e di recare persino alla stessa mensa Eucaristica (nella quale si va a ricevere il divino Autore della purezza) i lenocini delle turpi passioni. Tralasciamo poi di parlare di quei balli esotici e barbari, uno peggiore dell’altro, venuti ora di moda nel gran mondo elegante; non si potrebbe trovare un mezzo più adatto per togliere ogni resto di pudore.

Pensiero del giorno

Vergine è colui che si sposa a Dio.

(Sant'Ambrogio)

venerdì 14 luglio 2017

Preferiva vedere il figlio morto anziché prete


Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)



La Contessa ... O... si presentò a Don Bosco in compagnia dei suoi quattro figlioletti. Chiese al Santo Sacerdote la benedizione e poi disse: Che cosa sarà dell'avvenire di questi miei figlioletti? -
Don Bosco non voleva parlare, ma dietro insistenza, rispose sorridendo:
- Signora Contessa, il primo diventerà un generale, il secondo un bravo avvocato ed il terzo un celebre medico.
- E del quarto non dice nulla? 
- Don Bosco aveva posata la mano destra sul capo dell'ultimo figliuolo e lo mirava con affetto. In quel momento il Signore manifestava al suo Servo che il bambino sarebbe divenuto Sacerdote.
- Signora Contessa, ringraziate Dio! Questo figliuolo un giorno sarà Sacerdote.
- La madre strinse al cuore il bambino ed esclamò: Mio figlio Prete? ... Prima vederlo morto, anziché Prete!
- E così sarà! - soggiunse Don Bosco.
Dopo qualche mese il bimbo si ammalava ed i medici non riuscivano a curarlo. Quando fu perduta la speranza, la Contessa andò a gettarsi ai piedi di Don Bosco, per implorare la guarigione; ma il Santo rispose: Troppo tardi! La sentenza di morte sul figlio è stata lanciata da voi, o Contessa! ... Con Dio non si scherza! -

Preghiera per le vocazioni.

Questo terribile esempio, che Don Bosco stesso narrava, fa comprendere l'importanza della vocazione sacerdotale, vocazione che è un dono del Signore. Lasciò Don Bosco tra i suoi scritti questo pensiero: Il più gran dono che Iddio possa fare ad una famiglia, è un figlio Sacerdote. Questo non si comprende da molti. Quando, d'ordinario, un ragazzo esprime il desiderio di divenire Sacerdote, non ci si fa scrupolo a dirgli: Ma che Prete! Studia per medico, per avvocato o per ingegnere! Il Prete guadagna poco!

Chi desse di tali suggerimenti, quale conto dovrebbe dare a Dio! Si sa che i ragazzi sono volubili e basta alle volte una semplice parola per distoglierli dalla via alla quale forse Dio li chiama. C'è tanto bisogno di Sacerdoti nel mondo e conviene pregare il Signore affinché susciti le vocazioni sacerdotali. Gesù Cristo ha detto: La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi gli operai nella sua campagna. Nella parabola di Gesù, la campagna rappresenta il mondo, la messe le anime, gli operai i Sacerdoti. Il Padrone della messe è Dio. A Lui dunque bisogna volgere l'incessante preghiera per ottenere molti Sacerdoti.

Il più grande castigo. 

Alcuni anni fa, dimorando a Palermo, celebrai la Santa Messa in una Chiesa, lungo la via Paolo Emiliani Giudici. Quanta folla di fedeli! In sacrestia accudiva una donna ed alcuni frati. Domandai: Chi è il rettore di questa Chiesa? 
- Nessuno.
- E per la celebrazione delle Messe festive come fate?
- Andiamo in giro per la città lungo la settimana ed impegniamo eventuali Sacerdoti, i quali hanno la facoltà di celebrare in questa Chiesa due Messe nei giorni festivi.
- Ma perché non vi rivolgete al Cardinale e così potrete avere un Sacerdote stabile?
- Abbiamo chiesto. La risposta è stata: A Palermo ci sono tante Chiese senza il Prete; appena si ordina un novello Sacerdote, non si sa dove mandarlo per andare incontro alle continue richieste. 
- Venti Chiese senza Sacerdoti! Quale deficienza! Ma prima non era così! ... Vengono meno le vocazioni al Sacerdozio; tutto ciò è castigo di Dio. Diceva Monsignor Bignami, Arcivescovo di Siracusa: Il più grande castigo che Iddio possa mandare al mondo, non è la carestia, la peste o la guerra, bensì la penuria di Sacerdoti. Il Signore viene molto offeso nella persona dei suoi Ministri, perché il mondo li disprezza, li calunnia e li perseguita; ed affinché si apprezzi il suo dono divino, Egli vuol farli desiderare. Ricordate, o genitori! Io son Prete e non so proprio come ringraziare Dio di avermi chiamato a sì nobile stato. Il merito è mio? No, di certo. Sono convinto che il Signore abbia ascoltato le vive preghiere di mia madre, donna di esemplare vita. I genitori, che hanno dei figlioletti, li offrano spesso a Dio con fervorosa preghiera, affinché il Creatore deponga nei teneri cuori il germe della vocazione sacerdotale. Il tempo più adatto a tale preghiera potrebbe essere il momento della Consacrazione nella Messa, della Benedizione Eucaristica e della Santa Comunione. Quando, o genitori, un vostro figliuolo manifesta il desiderio della vita sacerdotale, non solo non dovete riprenderlo, ma avete il dovere di incoraggiarlo, di sostenerlo, di custodirlo meglio degli altri figli. Se mancate di mezzi finanziari, non perdete la fiducia. In ogni diocesi ci suole essere l'Opera delle Vocazioni Sacerdotali, con borse di studio, per i giovani poveri. Trovate dei benefattori che vi aiutino nel nobile compito. Ricordate, o genitori, quanto dico per frutto di esperienza: Ordinariamente, quando un giovanetto è chiamato al Sacerdozio e viene ostacolato a seguire la sua vocazione, o resta infelice per tutta la vita, o muore in giovane età, oppure diventa più cattivo degli altri, formando la croce più pesante della famiglia.


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Il pestifero spirito modernistico


[Brano tratto dall'enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis” di Benedetto XV; Papa dal 1914 al 1922].

Vi sono oggi pure, e non sono scarsi, coloro i quali, come dice l'Apostolo: "Stimolati nell'orecchio, e non sostenuti da una sana dottrina, ammucchiano le parole dei maestri secondo i propri desideri e dalle verità si sviano e si lasciano convertire dalle parole" (II Tim. IV, 3, 4). Infatti tronfi ed imbaldanziti per il grande concetto che hanno dell'umano pensiero, il quale in verità ha raggiunto, la Dio mercè, incredibili progressi nello studio della natura, alcuni, confidando nel proprio giudizio in ispregio dell'autorità della Chiesa, giunsero a tal punto di temerità che non esitarono a voler misurare colla loro intelligenza perfino le profondità dei divini misteri e tutte le verità rivelate, e a volerle adattare al gusto dei nostri tempi. Sorsero di conseguenza i mostruosi errori del Modernismo, che il Nostro Predecessore giustamente dichiarò "sintesi di tutte le eresie" condannandolo solennemente. Tale condanna, o Venerabili Fratelli, noi qui rinnoviamo in tutta la sua estensione; e poiché un così pestifero contagio non è stato ancora del tutto sradicato, ma, sebbene latente, serpeggia tuttora qua e là, Noi esortiamo che guardisi ognuno con cura dal pericolo di contagio; che ben potrebbe ripetersi di tale peste ciò che di altra cosa disse Giobbe: "È fuoco che divora. fino alla perdizione e che sradica tutti i germi" (Job. XXXI, 12). Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti, ma anche dalle tendenze dei medesimi, e dal cosiddetto spirito modernistico; dal quale chi rimane infetto, subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico, e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa, nel modo di parlare delle cose divine, nella celebrazione del sacro culto, nelle istituzioni cattoliche e perfino nell'esercizio privato della pietà. 

Il comunismo è un'ideologia intrinsecamente perversa

Dagli scritti di Papa Pio XI.

[Il comunismo] procura di attirare le folle con vari inganni, nascondendo i propri disegni dietro idee che in sé sono buone ed attraenti. Così, vedendo il comune desiderio di pace, i capi del comunismo fingono di essere i più zelanti fautori e propagatori del movimento per la pace mondiale; ma nello stesso tempo eccitano a una lotta di classe che fa correre fiumi di sangue, e sentendo di non avere interna garanzia di pace, ricorrono ad armamenti illimitati. Così, sotto vari nomi che neppure alludono al comunismo, fondano associazioni e periodici che servono poi unicamente a far penetrare le loro idee in ambienti altrimenti a loro non facilmente accessibili; anzi procurano con perfidia di infiltrarsi in associazioni cattoliche e religiose. Così altrove, senza punto recedere dai loro perversi princìpi, invitano i cattolici a collaborare con loro sul campo così detto umanitario e caritativo, proponendo talvolta anche cose del tutto conformi allo spirito cristiano e alla dottrina della Chiesa. Altrove poi spingono l’ipocrisia fino a far credere che il comunismo in paesi di maggior fede o di maggior cultura assumerà un altro aspetto più mite, non impedirà il culto religioso e rispetterà la libertà delle coscienze. Vi sono anzi di quelli che riferendosi a certi cambiamenti introdotti recentemente nella legislazione sovietica, ne concludono che il comunismo stia per abbandonare il suo programma di lotta contro Dio.

Procurate, Venerabili Fratelli, che i fedeli non si lascino ingannare! Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana. E se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro paese, cadranno per primi come vittime del loro errore, e quanto più le regioni dove il comunismo riesce a penetrare si distinguono per l’antichità e la grandezza della loro civiltà cristiana, tanto più devastatore vi si manifesterà l’odio dei « senza Dio ».

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI]