Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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martedì 28 marzo 2017

Quando i baci tra fidanzati costituiscono peccato?

Tempo fa una fedelissima lettrice del blog mi ha scritto per sapere che cosa insegnano i tradizionali manuali di Teologia Morale al riguardo dei baci tra fidanzati (voleva saperlo per dirlo a suo figlio).  Ecco la mia risposta.


Cara sorella in Cristo, 
                                     per me è una grande gioia esserti di aiuto, pertanto ogni volta che hai qualche dubbio puoi scrivermi tranquillamente. Per me non è un fastidio risponderti, anzi è una cosa che faccio molto volentieri perché ci tengo tanto al tuo progresso spirituale e a quello dei tuoi figli.

Adesso rispondo al tuo quesito. Sul celebre testo intitolato "Per meglio confessare" di A. Chanson (si tratta di un manuale per confessori risalente ai tempi di Pio XII), si parla anche del tema delle cose lecite e non lecite tra fidanzati. Chanson distingue: i baci passionali (a bocca aperta) sono peccati gravi perché ovviamente procurano un piacere carnale che è lecito solo alle persone sposate. Invece i baci casti (alcuni li chiamano "baci colombini"), dati a bocca chiusa (io li chiamerei "bacetti"), secondo Chanson possono essere tollerati se sono dati solo come segno di affetto senza provare piacere carnale. 

Tuttavia io la penso come te, e cioè che si inizia con un bacetto e poi non ci si riesce più a trattenersi poiché la passione è forte e si va a finire col commettere peccati gravi, i cosiddetti atti di lussuria non consumata o addirittura la fornicazione.

Se io avessi una fidanzata preferirei evitare i bacetti (pur essendo tollerabili) appunto per timore di non riuscire a trattenere la passione e di precipitare in colpe gravi. Sant'Alfonso Maria de Liguori parlando della lussuria dice che così come la paglia messa vicina al fuoco si brucia anch’essa, allo stesso modo se due persone non legate da vincolo coniugale si mettono in eccessiva confidenza, andrà a finire che commetteranno qualche peccato mortale, poiché una volta che una persona è incendiata dalla passione, è molto difficile che riesca a trattenersi.

Come tu stessa hai detto a tuo figlio, non baciare la fidanzata è un atto di grande rispetto nei suoi confronti. Ciò dimostra che lui le vuole davvero bene, e che non si è messo insieme a lei per pura attrazione fisica. Se lei non capisce queste delicatezze e fa l'offesa, a mio avviso è meglio lasciarla, poiché con una persona del genere sarebbe difficile riuscire a costruire qualcosa di serio.

Io non sposerei mai una donna che non vuole vivere in perfetta castità il periodo di fidanzamento. Di una persona del genere non mi fido, e se non c'è fiducia non si può costruire un matrimonio davvero felice. E come potrei essere felice al fianco di una donna che è disposta a calpestare la Legge Eterna stabilita da Dio?

Invece tra persone sposate i baci, gli abbracci, e cose di questo genere, oltre ad essere consentite, sono anche utili a fomentare il vicendevole affetto coniugale. L’importante è evitare che queste cose possano causare la polluzione, cioè la dispersione del seme, il quale può essere deliberatamente effuso solo all’interno dell’apparato riproduttivo della moglie e solo durante un rapporto coniugale attuato in modo naturale (quando la polluzione è involontaria non è peccaminosa se a causarla è stata un’azione che aveva una certa utilità, come ad esempio il medico che visita una paziente, il confessore che ascolta i peccati di una donna, un tale che si fa la doccia per motivi di igiene, eccetera). Chanson consiglia ai coniugi gli abbracci, i baci passionali, le carezze, ecc., soprattutto prima e dopo la copula coniugale, ravvivando così l’affetto tra gli sposi.

Se vuoi, per aiutare tuo figlio, puoi consigliargli di leggere un libro di Pierre Dufoyer per fidanzati e giovani sposi, nel quale vengono insegnate tante cose interessanti. Spero di esserti stato di qualche utilità. Non esitare a contattarmi ogni volta che vuoi saperne di più su quel che insegnavano i tradizionali manuali di Teologia Morale. Per me l'amicizia è un mettermi al servizio della persona che reputo amica, con lo scopo di esserle di giovamento (soprattutto da un punto di vista spirituale).

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno - Gli errori teologici derivano da inquinamenti marxisti

Noi siamo in un tempo di prova: e nei tempi di prova è più facile vedere la tenebra che la luce. Ma la luce è presente: la potenza stessa della tenebra è un mezzo di purificazione perché siamo fatti più capaci di vedere la luce. Le tenebre non possono vincerla. Noi sappiamo che il Signore conduce le cose in bene: ed usa le sofferenze e gli stessi peccati degli uomini perché ne risulti un bene più grande. Quando cento anni fa cadde il potere temporale, il Papa sembrò prigioniero. «La fine del papato», strillavano i modesti mezzi di comunicazione sociale d’allora. Stava invece per cominciare una grande stagione del papato. E la stessa perdita del potere temporale vi contribuì. Non che noi dobbiamo salutare i politici di allora come dei liberatori della Chiesa: è che Dio usa delle opere di tutti per il bene del suo popolo, che è il bene di tutta l’umanità. Sarà così anche domani: delle nostre difficoltà, si considererà soltanto la luce. La nostra umana debolezza, l’isolamento, il senso di sconfitta apparirà cambiato dalla potenza di Dio, in segno della gloria della sua città. È nella luce della croce del Signore che la notte diviene luminosa. Non sono un pessimista, solo rilevo che il tempo si è fatto scuro perché l’ombra del culto delle cose materiali si stende sul mondo. Ho sempre notato che in genere gli errori teologici derivano da inquinamenti marxisti. È una storia lunga. Ma finora non ho trovato sulla mia strada uomini così puri nella fede come quelli che hanno esperimentato nella vita quella teoria. Sono stati vaccinati.

[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI - 1970]

lunedì 27 marzo 2017

Circa i cattolici che fanno "compromessi al ribasso" col mondo

Pubblico un vecchio messaggio che mi ha inviato "Letizia", una gentilissima collaboratrice del blog.


Caro D., (...) ti confido che molte volte avrei voluto parlare con te, non tanto per risollevarmi tutte le volte che percepisco sconforto, quanto perché, come tu stesso dici, è di grande aiuto o anche semplicemente piacevole, dialogare di argomenti spirituali (...). Dove trovi persone così ben disposte a parlare delle cose di Dio? Anche gli stessi "cattolici praticanti" sono spesso lontani dalla verità, in quanto negano realtà quali inferno e purgatorio, minimizzano i peccati e credono che sia esagerato star sempre lì a pregare...! Oppure sono sempre tristi o preoccupati per cose davvero di poco conto o assai materiali. Grazie per la tua amicizia, grazie Signore per questa amicizia. 

Cari saluti nei dolcissimi cuori di Gesù e Maria.

Letizia


Carissima in Cristo,
                                      purtroppo, anche io ho notato che molte persone, pur professandosi "cattoliche praticanti", continuano tuttavia ad avere una visione "poco soprannaturale" della vita e fanno molti compromessi con la mentalità mondana, per esempio non vivono in totale castità il periodo del fidanzamento, durante il matrimonio usano anticoncezionali per limitare le nascite, vanno al cinema per vedere film "poco edificanti", utilizzano abiti scandalosi (soprattutto le donne), fanno imbrogli nel commercio, sono "aperti" alle idee progressiste come il matrimonio gay, frequentano cattive compagnie, criticano Dio se capitano terremoti o pestilenze, eccetera. Ma oltre a fare "compromessi al ribasso" col mondo, si permettono pure di criticare aspramente quei cattolici che invece desiderano vivere in maniera coerente col Vangelo, accusandoli di avere una mentalità medievale, di essere "estremisti", di avere una visione della vita cristiana ormai "superata" e non al passo coi tempi, e altre accuse di questo genere.

Mi sento confortato quando entro in contatto con persone come te che desiderano vivere il cristianesimo in maniera profonda e coerente. Ecco perché anche a me piace tanto parlare con te. Sai bene che ti stimo molto, tra l'altro riesci a trasmettermi entusiasmo, serenità e devozione. L'ultima volta che ci siamo sentiti al telefono è stato semplicemente splendido, sei riuscita a donarmi tanto. Sono rimasto colpito quando mi hai detto che tra di noi sentivi come un fuoco che ti faceva ardere di carità (le parole esatte non me le ricordo, ma il senso era questo). E poi sono rimasto molto contento quando mi hai detto che da quando la nostra amicizia è divenuta più intensa, senti nel tuo cuore una forte spinta ad amare maggiormente Dio. Il Redentore Divino ci ha insegnato a valutare le cose in base ai loro frutti. Sin tanto che la nostra amicizia darà frutti buoni per le nostre anime, sarò lieto di continuare a coltivarla. Spero tanto che il nostro reciproco affetto rimanga sempre ordinato e soprannaturale. Anche se ci tengo molto a te, preferirei interrompere la nostra amicizia, anziché offendere Dio. E so che anche tu preferiresti morire anziché calpestare i precetti del Signore. Preghiamo Sant'Antonio di Padova, il santo a cui sei più devota, affinché custodisca la nostra amicizia.

Grazie davvero per avermi concesso la facoltà di pubblicare i tuoi scritti spirituali. E grazie soprattutto per la vera, profonda e cristiana amicizia che mi stai donando in maniera disinteressata.

Con stima e affetto,

Cordialiter




lll

Pregare col velo

Pubblico un breve messaggio che tempo fa mi ha inviato "Teodolinda", una gentile collaboratrice del blog.


Carissimo D.,
                          mentre a Roma si svolgeva il pellegrinaggio Summorum Pontificum ho deciso di portare il velo durante la Santa Messa. (...) Ricordo che una mia conoscente lo portava in Chiesa e anche quando recitava il Rosario in casa. Sono andata in un negozio di stoffe e ho chiesto il velo per una sciarpina che poi ho preparato con le mie mani, ho scelto il colore nero perché ho i capelli scuri. Credo che le donne non accettino il velo perché pensano che sia un segno di sottomissione e inferiorità all'uomo ma io credo che il velo cristiano con ciò non c'entri nulla, che S. Paolo volesse così perché il velo è semplicemente il segno che la donna dopo il peccato di Eva riconosce il suo sbaglio e la sua disubbidienza e ritorna ad accettare la guida di Dio simboleggiato dal velo sul capo. Devo dire che mi sentivo all'inizio un po' in imbarazzo perché sono di natura un po' timida e temevo di essere osservata ma nello stesso tempo sentivo una grande gioia dentro e che quella fosse una cosa giusta che mi aiutava nell'essere me stessa. Il mio modo di vestire è quello normale della nostra società, in Chiesa non mi distinguevo per altro rispetto alle altre persone. Così sono tre le cose diverse che che faccio in Chiesa adesso: porto il velo, mi inginocchio per pregare, come per altro ho fatto sempre, e ricevo la comunione in bocca. Nessuna donna porta più il velo dalle mie parti, rarissime sono le persone che ricevono la comunione in bocca e si inginocchiano. Continuo a credere nella rinascita della fede e nell'evidenza della Verità anche adesso che nella mia regione molte vecchie Chiese sono state o distrutte o chiuse per il terremoto. Io spero che il terremoto che ha portato via molte case e cose all'interno della mia regione si porti via anche le abitudini sbagliate che da queste parti si sono diffuse negli ultimi tre decenni, una fede superficiale e le abitudini che offendono lo stato matrimoniale. Che Dio apra i cuori degli uomini e delle donne della nostra terra! Spero che qualche altra donna provi a fare qualcosa di vero e diverso per il Signore.

Un saluto,

Teodolinda


Cara sorella in Cristo,
                                     anche se le leggi ecclesiastiche non obbligano più a portare il velo in chiesa, tuttavia rimane una pia pratica. Si tratta di un bel gesto di modestia. Ciò che a me dà maggiormente fastidio è il fatto che nei mesi più caldi molte donne profanano i luoghi di culto entrando nelle chiese svestite in maniera indecente. I modernisti sono sempre in prima fila quando si tratta di parlare della fame nel mondo, dell’inquinamento, e di altre questioni che hanno una rilevanza sociale, ma poi si “dimenticano” di denunciare i peccati della lussuria, che secondo i santi sono quelli che conducono più anime all’inferno.

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

I peccati dei popoli in generale dipendono in gran parte dai loro pastori. Quando un capo vive veramente di Dio, quando confida totalmente in Dio, quando prega, attrae un'immensa quantità di grazie sul popolo. La prevaricazione di un popolo può essere arrestata dalla vita interiore e santa dei suoi capi spirituali.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. III, "Numeri - Deuteronomio", di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

domenica 26 marzo 2017

Bisogna pregare sia per i "cattivi" che per i "buoni"

Pubblico un messaggio che mi ha inviato un'affettuosa lettrice.


Caro D., io sto bene. Sto cercando di vivere questo periodo in ascolto, trascurando tutto il resto. Ammetto che sono triste perché vedo attorno a me persone che perdono la fede senza grandi scrupoli, come se il Signore fosse solo Misericordia e non Giustizia divina, come se si potesse prendersi gioco di Gesù tanto è buono. (…) Seguo sempre il tuo blog e ti penso ogni giorno, non prego per te, quasi mai. Il male che c'è intorno a me, in famiglia e al lavoro mi impegna molto in termini di preghiera e quando penso che ora devo dedicare del tempo a te credo, sbagliando, che non ne hai bisogno. Ma non credere che non ti voglia più bene. Io ti voglio sempre tanto bene e il posto che occupi nel mio cuore oramai è tuo, tu sei in me e sono in pace quando ogni giorno mi ricordo che quello spazio è tuo e ti porto con me ovunque io vada. Sei piacevolmente e sorprendentemente indelebile. Ti ringrazio per tutto ciò che fai per me, non ti sarò mai sufficientemente grata. Ma lo vorrei, vorrei esprimerti la mia gratitudine. Ti voglio bene…


Carissima in Cristo,
                                 tutti quanti hanno bisogno di preghiere: i cattivi affinché si convertano, i tiepidi affinché diventino fervorosi, i buoni affinché diventino ancora più santi e non tradiscano mai il Signore. La storia insegna che ci sono state tante persone che per un certo periodo di tempo si sono comportate bene, ma poi hanno fatto “naufragio”. Salomone è stato uno dei re più sapienti di tutti i tempi e per anni governò con saggezza il Regno di Israele, ma poi cadde nell’idolatria. Tertulliano fu un abile scrittore cristiano che scrisse interessanti opere di apologetica, ma poi cadde nell’eresia montanista. Sant’Alfonso Maria de Liguori racconta diverse apparizioni di anime dannate che in vita sembravano sante ma che invece sono andate all’inferno. Pertanto, anche se una persona ti sembra vivere in maniera coerente col Vangelo, anche lei ha bisogno di preghiere affinché rimanga fedele a Cristo sino alla morte. Io prego spesso per te nella speranza che il Signore ti conceda la grande gioia di morire in stato di grazia (quando Lui vorrà). Inoltre chiedo a Dio di darti la forza di praticare con fervore le virtù cristiane, affinché tu possa meritare tanti gradi di gloria per il Cielo e gioire maggiormente della visione beatifica del Signore se ti salverai l’anima e andrai in Paradiso. Insomma voglio che tu possa diventare santa per la maggior gloria di Dio. Dopo la tua conversione hai cambiato radicalmente stile di vita, pertanto penso che se ti salverai l’anima sarai uno dei trofei più belli dell’infinita misericordia della Santissima Trinità.

Coloro che amano Gesù Cristo hanno il cuore in lacrime nel constatare che nella nostra società tante persone vivono come se Dio non ci fosse. Anche i santi piangevano al pensiero che molta gente non ama il Signore. Ciò provoca tristezza, ma dobbiamo cercare di sfruttare questo stato d’animo lacrimevole per stringerci maggiormente a Gesù buono e consolarlo col nostro amore. Se invece ci lasciamo prendere dalla rabbia diventa difficile conservare la pace interiore e praticare la vita devota con dolcezza, come voleva San Francesco di Sales.

Ogni volta che mi dici che mi vuoi bene sento tanto conforto. Come sai, nutro tanta stima nei tuoi confronti. Molti uomini valutano le donne principalmente per il loro aspetto esteriore, invece io, pur ammettendo che hai un aspetto grazioso, ti apprezzo principalmente per il tuo aspetto interiore. Sento una forte attrazione spirituale verso di te. È vero che ho fatto tanto per te, ma per me è una grande gioia farti del bene, ad esempio chiarire i tuoi dubbi su questioni riguardanti la Religione, consolarti nei momenti di afflizione, incoraggiarti nel cammino di perfezione cristiana, farti leggere buone letture spirituali, eccetera. Pertanto se vuoi “sdebitarti” e mostrarmi la tua gratitudine ti supplico di chiedermi spesso di fare qualcosa per te. Più sarai esigente con me, più mi farai contento. Se mi chiederai poco ti darò poco, se mi chiederai molto ti darò tutto.

Tempo fa mi hai detto che se il Signore dovesse chiamarti ad eleggere lo stato di vita matrimoniale, sceglieresti me come tuo sposo. Penso che saresti una brava moglie poiché mi aiuteresti a ricreare in casa un’atmosfera quasi… “conventuale”, cioè un clima di raccoglimento interiore, di devozione, di carità fraterna, di dolcezza, eccetera. Ma per il momento cerco di rimanere coi piedi per terra, onde evitare di farmi illusioni. Supplico il Signore di farti capire qual è la Sua volontà, cioè quale stato di vita devi eleggere. Ti sposerei solo se fosse Lui a farci capire che siamo chiamati a santificarci assieme nella vita matrimoniale, poiché solo facendo la Sua volontà potremmo essere davvero felici. Intanto sto continuando a ricevere delle “manifestazioni di interesse” da altre lettrici. Ad esempio recentemente mi ha contattato una ragazza che è stata diversi anni in convento (è uscita prima della professione perpetua), la quale mi ha dato una buona impressione da un punto di vista spirituale (non potrei mai sposare una donna che non ha una visione ascetica della vita cristiana). Mi trovo un po’ in imbarazzo poiché non è facile scegliere tra diverse “candidate” (con le altre siamo solo nella fase iniziale di reciproco conoscimento, solo con te c’è un grado di affetto più avanzato). Ho chiesto a Dio di scegliere Lui per me, e inoltre gli ho detto che vorrei sposarmi solo se sia io che mia moglie e l’eventuale prole riuscissimo a salvarci l’anima. Certe cose o si fanno bene o è meglio non farle.

Carissima, per me sei un'amica preziosa, poiché mi trasmetti devozione e mi spingi a fare tanti atti di carità nei tuoi confronti. Staremo a vedere come evolveranno le cose tra di noi. Rinnovandoti la mia gratitudine per il tuo ordinato affetto verso di me, ti porgo i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Procuri di essere modello di umiltà, di carità, di pazienza, di dolcezza, di generosità, di purezza angelica, di fede viva, di amore ardentissimo, che sono le virtù proprie di un’anima veramente santa.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).

sabato 25 marzo 2017

Matrimonio del Beato Bartolo Longo

Ho letto tante biografie di cattolici che hanno vissuto santamente. Tra le altre, mi ha entusiasmato leggere quella del Beato Bartolo Longo, il Fondatore del meraviglioso Santuario di Pompei (uno dei luoghi di culto più belli tra quelli che ho visitato personalmente). Nel 1885 questo zelante fedele laico si sposò con la contessa Marianna Farnararo De Fusco, la quale aveva 5 anni più di lui. I biografi dicono che vissero in totale castità, come se fossero fratelli. Alcuni potrebbero pensare erroneamente che il loro matrimonio fu invalido, in realtà uno sposalizio può essere celebrato validamente anche se entrambi i coniugi desiderano viverlo in castità. Si tratta del cosiddetto “matrimonio di San Giuseppe” (così lo definisce Padre Eriberto Jone nel suo "Compendio di Teologia Morale"). Siccome è un tema che potrebbe interessare qualche persona ed è difficile trovare in giro informazioni al riguardo, ho deciso di parlarne su questo blog.

Papa Pio XI, nella splendida enciclica “Casti connubii” sul matrimonio cristiano, afferma che l'onesta continenza è “permessa anche nel matrimonio, quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano”. Probabilmente a questo punto alcuni si domanderanno come sia possibile che possa essere celebrato validamente un matrimonio del genere, visto che il fine primario del matrimonio è quello di procreare ed educare cristianamente la prole. Per rispondere in maniera corretta a questa obiezione, sono andato a rileggere alcuni vecchi manuali di Teologia Morale. 

Il matrimonio è il sacramento che unisce indissolubilmente gli sposi e gli dà la grazia di vivere santamente assieme e di allevare cristianamente la prole. Con il matrimonio i coniugi si scambiano a vicenda il diritto irrevocabile ed esclusivo sui loro corpi al fine di procreare la prole ed educarla cristianamente. Oltre al fine primario del matrimonio (cioè procreare ed educare cristianamente i figli) ci sono due fini secondari: il mutuo aiuto spirituale e materiale dei coniugi; e il rimedio contro la concupiscenza (chi non riesce a dominare la concupiscenza della carne, è bene che si sposi, così eviterà di ardere dalla passione e di commettere qualche peccato di lussuria). 

Il matrimonio può essere celebrato per uno qualunque dei suddetti fini, purché il fine primario non venga deliberatamente escluso. Affinché un matrimonio sia valido, il fine primario è necessario, pertanto chi desidera sposarsi non può avere l'intenzione di escludere di cedere al coniuge il diritto ad utilizzare il proprio corpo per procreare la prole. Tuttavia è lecito rinunciare ad esercitare questo diritto, purché entrambi i coniugi siano d'accordo. Per sintetizzare: la cessione al coniuge del diritto sul proprio corpo per fini procreativi è necessaria per la validità del matrimonio, però è lecito rinunciare ad esercitare questo diritto, purché i coniugi siano tutti e due favorevoli a vivere in castità.

Non voglio essere frainteso: non sto dicendo che le persone sposate non devono mettere al mondo i figli, anzi ho grande stima per le famiglie numerose, quindi incoraggio i lettori sposati ad accogliere con gioia tutti i figli inviati dal buon Dio, e ad educarli cristianamente per farli diventare un giorno dei “cattolici militanti” e veri soldati di Gesù Cristo. Tuttavia, se tra i lettori c'è qualche persona non sposata che pur volendo vivere in castità, vorrebbe anche avere al proprio fianco un coniuge cristiano per scambiarsi vicendevolmente aiuto spirituale e materiale, sappia che può celebrare un “matrimonio di San Giuseppe”, purché il futuro coniuge sia favorevole.

I giudizi temerari

Per la rubrica del blog intitolata "Pillole di Teologia Morale", oggi ho deciso di trattare un argomento su cui si fa molta confusione: i giudizi temerari. Per chiarire questo tema lascio la parola al mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori, riportando alcuni brani tratti da diversi suoi manuali di Teologia Morale.

* Il giudizio temerario allora è peccato grave, quando senza bastante fondamento giudichiamo che il prossimo abbia certamente commesso un grave male. Dal che si deduce, che tali giudizi per lo più sono scusati da colpa mortale, o perché il fondamento si giudica bastante, o perché non sono giudizi, ma sospetti, i quali, benché temerari, non giungono a peccato mortale, se non fossero dubitando, che persone di buona fama fossero ree di colpe gravissime, come d'ateismo, d'eresia, d'incesto commesso coi propri genitori, e simili. In questa materia dunque avverta bene il confessore, che molti rozzi si accusano di aver fatti giudizi temerari: in ciò bisogna far loro intendere per 1., che quando vi sono sufficienti motivi di così giudicare di qualche fatto, il giudizio non è temerario, ma giusto, e perciò non è colpevole. Per 2., che per lo più questi non sono giudizi, ma sospetti, che i padroni ed i padri di famiglia alle volte sono anzi obbligati a farli, per impedire qualche peccato: per esempio, acciocché le figlie non pecchino praticando cogli uomini, e cose simili. Solamente loro s'avverta, che tali sospetti poi non li comunichino ad altre persone senza necessità.

* Chi giudica senza certa ragione, che alcuno abbia commesso un peccato mortale, si fa reo di colpa grave. Se poi solo ne sospettasse temerariamente, almeno farebbe peccato veniale. Ma quando però vi è fondamento certo di giudicare o sospettare, allora non vi è peccato. Ma chi ha la vera carità, crede bene di tutti, e discaccia così i giudizi come i sospetti

* Non confessarsi dei giudizi temerari, perché per lo più son sospetti, non giudizi. E se sono giudizi, saranno fondati su qualche ragione, onde non saranno temerari. I sospetti poi, per ogni minima ragione che vi sia, sono scusati anche del peccato veniale.

Pensiero del giorno

Quando sarete tentati...gettatevi prontamente fra le braccia della Madre di Dio, reclamando la sua protezione. Allora sarete sicuri di riuscire vittoriosi sopra i vostri nemici e li vedrete ben presto coperti di confusione.


(Santo Curato d'Ars)

venerdì 24 marzo 2017

Il Signore è incapace di discacciare un cuore contrito che torna a Lui

Pubblico la lettera di una ragazza.


Carissimo D.,
                        scusami se ti rispondo solo ora, con tutto questo ritardo! 

La tua lettera mi ha trovato in un momento di grande smarrimento spirituale, un momento di fastidio per le cose di Dio. Sai, il primo impulso che ho avuto è stato quello di cestinarla subito, senza nemmeno leggerla. Invece qualcosa (o meglio Qualcuno) mi ha spinto a leggerla e a conservarla. E poi a leggerla ancora, molte altre volte. Ecco che siamo davvero strumenti, spesso inconsapevoli, nelle amorevoli mani del Signore, che ci usa per diffondere il suo perdono nel mondo! Se non avessi ricevuto la tua lettera, non so dove sarei adesso. Invece è stata come un seme piantato per il pentimento e la Santa Confessione. Adesso sono di nuovo nella grazia e, proprio come spesso accade quando il Padre Buono riabbraccia i suoi figli perduti, sento nel mio cuore immensa gioia, consolazione e pace. Non so come ringraziarti e vorrei averti qui perché tu potessi vedere con i tuoi occhi come il mio viso brilla di luce nuova. Spero che queste parole ti siano di incoraggiamento e come ulteriore conferma di quante cose Dio riesce a fare grazie a te.

Purtroppo so di essere molto debole spiritualmente e, come anche tu hai sottolineato, è difficilissimo trovare delle buone amicizie per supportarsi nel cammino verso il Cielo. Sarei felicissima di costruire con te un'amicizia spirituale, anche se sarà assolutamente impari: il guadagno è tutto mio! Confido che il sentirti vicino mi aiuti ad essere più costante nel cammino e a non perdermi alla prima difficoltà.

Te come stai? C'è qualche difficoltà, o magari qualche progetto, per cui hai bisogno di preghiere o di un qualsiasi altro aiuto?

Ti mando i miei più cari saluti in Gesù e Maria.

Con affetto,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                        innanzitutto ti ringrazio di cuore per avermi scritto. Sono felice di sapere che dopo un periodo di difficoltà da un punto di vista spirituale ti sei pentita degli sbagli commessi e sei tornata da Gesù buono, il quale è incapace di discacciare coloro che tornano a Lui con cuore contrito.

Stiamo vivendo un periodo drammatico della storia, infatti molte cose stanno andando storte: nell’orbe cattolico c’è tanta confusione fomentata dai teologi modernisti, la società si sta secolarizzando sempre più, dilagano comportamenti immorali, l’economia sta andando male, nel mondo c’è il rischio che scoppi un guerrone, ecc. Certe volte pensando a tutte queste cose tristi si corre il rischio di scoraggiarsi e di cadere nello sconforto. Ma è proprio in questi momenti di difficoltà che le anime vengono messe alla prova: molte si stancano di andare controcorrente, si arrendono e decidono di tornare alla vita mondana; invece altre anime continuano a resistere eroicamente come valorosi soldati in battaglia dimostrando di essere davvero fedeli a Cristo nonostante le mille avversità della vita. 

Ti confesso che io sono fortunato perché grazie ai miei blog, i quali messi assieme hanno sfondato quota 2 milioni di visite, ho potuto allacciare alcune belle amicizie spirituali che mi sono di conforto, penso ad esempio a Letizia, Maristella, ecc. Infatti, in questo periodo difficile della storia dell’umanità, è consolante poter avere delle persone amiche con cui poter darsi conforto a vicenda. Tra le persone mondane mi trovo a disagio, ma tra quelle spirituali mi trovo bene.

Vorrei confidarti un’altra cosa. In questo periodo drammatico della storia, sento un forte bisogno di mettermi al servizio delle anime amanti di Gesù buono, cercando di chiarire i loro dubbi su questioni spirituali, di consolarle nei momenti di sconforto, di incoraggiarle al combattimento spirituale, di scambiarci devozione a vicenda, eccetera. Anche verso la tua anima sento il bisogno di “mettermi al suo servizio”. Tu sei una di quelle persone che hanno avuto molti talenti da parte di Dio, ma se li usano male possono fare un sacco di guai, se invece li usano bene possono fare tanto per la Sua maggior gloria, contagiando altre persone a praticare con eroismo le virtù cristiane. Insomma desidero tanto poter incoraggiarti e aiutarti a vivere da vera seguace di Cristo, nella speranza che entrambi possiamo conseguire un giorno il supremo ed eterno traguardo.

Il mondo vuole farci dimenticare di Dio spingendoci a vivere come se il Signore non esistesse. Ma noi siamo stati creati per amare la Santissima Trinità, e il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Lui, come ci insegna Sant’Agostino.

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine per l’amicizia spirituale che mi stai donando, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Gli Ordini Religiosi vivono dei loro ricordi storici. I Seminari di molta parte d'Italia mancano di veri educatori. Si sente il bisogno di vaste riforme, ma bisogna pregare perché Dio ne faccia sentire la necessità ai Supremi Piloti della Nave. Senza di essi, non si fa nulla. 


(Cardinale Ildefonso Schuster)

giovedì 23 marzo 2017

Siria, liberata Deir Hafer!

Le Forze Armate siriane hanno liberato la cittadina di Deir Hafer, ultima roccaforte dell'ISIS nella provincia di Aleppo. Nei combattimenti si sono distinti per eroismo i valorosi commandos della “Tiger Force”, le truppe d'assalto capitanate dall'intrepido generale Souhail Hassan.

Ricordo che mentre nei territori controllati dall'ISIS o da altri gruppi ribelli islamisti, i cristiani vengono perseguitati, invece in quelli sotto il controllo delle truppe fedeli all'indomito Presidente Assad, i cristiani godono della libertà religiosa. 

Dopo la fulgida liberazione di Deir Hafer, i soldati siriani si stanno lanciando con ardimento verso nuove mete, nuove battaglie, nuove vittorie!


Dio premia anche i buoni desideri

Pubblico una lettera di Maristella, pseudonimo usato da una signora di Milano che mi ha “adottato” come suo "fratellino" (ovviamente non si tratta di un'adozione da un punto di vista giuridico, ma puramente spirituale).


Caro fratello in Cristo,
                                    come stai? Io sto bene, cerco di continuare la mia vita di devozione e di preghiera, il mio apostolato. Cerco semplicemente di testimoniare questo meraviglioso incontro che ha cambiato la mia vita, attraverso la forza che mi viene continuamente donata per superare le avversità della vita tentando di tenere fisso il mio centro interiore, il mio sguardo a Dio. Così vivo anche con una certa semplicità le situazioni, le circostanze della vita: ho sperimentato l'efficacia della preghiera che mi permette di affidare tutto a Dio. Come ti dicevo sono diventata più silenziosa e tranquilla: alle volte mi capita di avere intorno a me persone che fanno discorsi frivoli, per me non interessanti. Mi ritiro nella mia interiorità e non partecipo, anche perché non saprei davvero cosa dire.

(…) Sento su di me la forza della preghiera, anche della tua orazione, carissimo fratello. Percepisco anche l'aiuto della preghiera dell'altro mio fratello nella Fede; e di tutti i fratelli e sorelle che camminano con me verso il Regno del Cielo. Quando mi sveglio nella notte prego e penso a tutti i monaci e le monache che nel silenzio nel cuore della notte pregano per tutti noi; penso a Gesù nel Tabernacolo e ringrazio. Provo tanta gratitudine e commozione pensando alla Comunione dei Santi (...). Sento tutte queste preghiere come il vento che gonfia le vele della mia fragile fede: penso al Signore che sostiene me, che sono polvere e cenere, come su ali d'aquila.

(…) Che bello per me ogni mattina, dopo le Lodi e qualche lettura devota, leggere il tuo blog. Dio ti benedica per questo apostolato... digitale tanto prezioso!

Uniti nella preghiera, ti saluto nei Cuori Immacolati 

tua sorella Maristella 


Cara sorella in Cristo,
                                       ormai è dall’estate del 2015 che siamo amici. Ti conosco anche di persona. Devo dirti che sono sorpreso del fatto che non sembri… una signora sposata ma sembri una suora fervorosa e osservante (è uno dei più bei complimenti che una donna possa ricevere da me). Cerco di spiegarmi meglio. Purtroppo, molte donne sposate hanno una visione “materiale” della vita cristiana, cioè quando pregano chiedono a Dio principalmente beni materiali: che il marito faccia carriera, che possano comprare una villa più grande, che la nonna di 95 anni guarisca dalla malattia che la sta portando alla morte, che i figli trovino un ottimo lavoro ben retribuito, che le figlie trovino mariti non solo belli ma anche ricchi, e cose di questo genere. Certamente è lecito chiedere a Dio dei beni materiali utili a vivere in maniera dignitosa, ma bisognerebbe chiedere principalmente i beni spirituali. A che serve pregare il Signore di far fare carriera al proprio marito, se costui è un tizzone d’inferno che odia la Religione e vive costantemente in peccato mortale? A che serve chiedere la guarigione della nonna di 95 anni e “dimenticarsi” di chiedere la salvezza della sua anima? Ho notato che tu pensi principalmente ai beni spirituali. Dovrebbe essere una cosa normale per ogni cristiano, ma i discorsi che sento fare in giro dalle signore sposate (anche “cattoliche praticanti”) in genere sono su temi materiali. E se dici loro che tutti i cristiani hanno la vocazione alla santità, ti rispondono che non le interessa diventare sante, ma si accontentano di vivere il cristianesimo compiendo il minimo indispensabile per salvarsi l’anima (Sant’Alfonso Maria de Liguori dice che coloro che non desiderano raggiungere la santità, non solo non diverranno santi, ma difficilmente si salveranno dalla dannazione eterna).

Sono contento che leggi tutti i giorni il mio blog. Diverse persone mi hanno detto che si sentono edificare l’animo nel leggere i post che pubblico. Ma se il blog sta facendo del bene ai lettori, il merito è anche di coloro che stanno rendendo possibile tutto ciò. Infatti è grazie a persone dal cuore grande se posso continuare a dedicare tanto tempo ed impegno per aggiornare ogni giorno il blog e rispondere a centinaia di e-mail al mese. Sono rimasto colpito da una lettrice disabile, la quale mi aveva manifestato il suo desiderio di inviarmi una donazione. Sapendo la sua situazione non facile, le avevo detto di non inviarmi nulla. Dio l’avrebbe ricompensata comunque, poiché Lui apprezza anche i buoni desideri, ma lei ha voluto inviarmi lo stesso un contributo per supportare l’enorme lavoro che sta dietro al blog. Mi ha donato 10 euro, ed io ho apprezzato molto il suo gesto perché lo ha fatto davvero col cuore. Anche Gesù buono apprezzò molto l’offerta che fece una povera vedova nel tempio di Gerusalemme.

Il Signore, essendo infinitamente giusto, è tenuto a premiare ogni singola opera buona. Supplico la Santissima Trinità di ricompensare te e gli altri sostenitori del blog con la grazia della salvezza eterna dell’anima. 

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

L'anima si fa grande nella prova. Agonie, tristezze, noie: quanta attrattiva avete per la mia anima quando vi vedo passare per il Cuore del mio dilettissimo Gesù per arrivare al mio! Vi ha accolte e amate per me! Venite vi accolgo e vi amo per Lui! Mi apparite intrise del suo Sangue, bagnate dalle lacrime di sua Madre, e mi siete inviate per rendermi almeno un po', conforme al mio Sposo Crocifisso. Venite e compite l'opera vostra. Voglio che ogni mio dolore sia una goccia di balsamo sui dolori del Cuore di Gesù.

(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

mercoledì 22 marzo 2017

Scrutazione dei cuori

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Don Bosco fu generoso con Dio e Dio fu generosissimo con lui. Quanti carismi arricchirono il Santo Torinese! Ebbe anche la scrutazione dei cuori, cioè il potere di leggere nella coscienza altrui. Questo dono straordinario era di pubblica ragione. Per questo molti accorrevano al suo confessionale. Diceva Don Bosco: - Presentatemi un giovane, che mai io abbia conosciuto, e vi so dire ciò che ha fatto dall'uso di ragione in poi... Leggo le coscienze, come leggo un libro.  

Lo scrivente riferisce un colloquio personale. C'era nella mia Comunità Religiosa un Salesiano, certo Don Angelo Lovisolo, il quale era stato con il Santo negli anni giovanili. Gli chiesi:  
- Quando lei era con Don Bosco, andava da lui a confessarsi?  
- Mi confessai per circa otto anni. Tutti volevamo confessarci da lui.  
- Ma, nelle feste, nelle circostanze solenni, come poteva Don Bosco ascoltare tutti?  
- Soleva fare così: Confessava dietro l'Altare Maggiore; ascoltava noi ragazzi sino al momento della Comunione; poi si alzava e diceva: Coloro che tocco, possono andare a comunicarsi; gli altri aspettino e si confessino. Dava uno sguardo rapido e poggiava la mano sulla nostra testa. Quando Don Bosco ci aveva toccati, eravamo sicuri di essere in grazia di Dio, sapendo che lui leggeva nei cuori. 

[...]

Riferisce Don Francesco Provera, che fu molto tempo nell'Oratorio di Valdocco: 
Un giovane s'avvicinò a Don Bosco, dicendo: - Mi dia un consiglio!  
- Quale consiglio vuoi?  
- Un consiglio che riguardi l'anima mia.  
- Ebbene, ascolta: Sono tre anni e mezzo che tu sei in peccato mortale.  
- Oh, possibile! Se io vado sempre a confessarmi da Don Savio!  
- Eppure è così! Senti... E gli parlò di circa cinquanta peccati, che egli aveva sempre taciuti in Confessione. Ad ogni peccato che Don Bosco gli ricordava, il giovane confuso rispondeva: - Si, è vero, l'ho commesso e non l'ho confessato.  Terminò con promettere che si sarebbe accusato di tutto. 

[...]

Testimonia Don Bonetti: 
Un giovane aveva già parecchie volte taciuto un grave peccato in Confessione. Sentendo il tormento della coscienza, determinò di fare una Confessione generale e scelse per confessore Don Picco. Gli manifestò le sue colpe, ma giunto a quel peccato, già altre volte taciuto, non osò palesarlo. 
Dopo due giorni l'incontrò Don Bosco, lungo le scale, e gli disse: 
- Quando verrai a fare la tua Confessione generale?  
- L'ho già fatta!  
- Oh, stai un po' quieto!  
- Si, sì, l'ho fatta ieri l'altro da Don Picco. 
- No! Non hai fatto alcuna Confessione generale! Dimmi un poco: Perché hai taciuto quel tale peccato... così e così?  
Il povero giovane abbassò il capo, ruppe in pianto ed andò subito a fare una buona Confessione.  

[...]

Lo stesso Don Bosco racconta: 
Sul principio dell'anno venne accettato nell'Oratorio un giovane e la prima volta che mi parlò, disse: - Veda che io non voglio farmi Prete! Obbligano qui a farsi Prete?  
- No; se non c'è la grazia speciale della vocazione, non si permette di vestire l'abito chiericale.  
- Ancorchè io avessi la vocazione, non voglio che mi facciano Prete.  
Qualche tempo dopo si trattava di confessarsi e voleva andar da qualche Sacerdote sconosciuto, o dai Frati del Monte o alla Consolata. Gli dissi: - Ti lascio andare volentieri, solo manderò qualcuno ad accompagnarti, ma con un patto!  
- Quale?  
- Ti faccio andare, col patto che tu manifesti al Confessore questo peccato e quest'altro! - e glieli indicai.
Il giovane restò meravigliato al sentirsi manifestare quei due peccati che egli non aveva mai confessati e mi rispose:  
- Non c'è più bisogno che io vada a confessarmi altrove, essendo appunto questi i peccati che non avevo in animo di confessare qui, nell'Oratorio.  
Al presente, che siamo quasi a metà d'anno, quel giovane è uno dei più animati per farsi Prete. 


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno - Circa l'apostolato dei lassisti

Non è possibile fare intendere a tutti le vie di Dio, e zelando la sua gloria sotto l'influsso dello Spirito Santo, si urta contro la mentalità di quelli che non sanno capire le vie della penitenza, dell'amore e dell'abnegazione, e vorrebbero un apostolato stilizzato sulle abitudini moderne, innocuo, per così dire, che sia più un'occasione di divertimento che un sentirsi pressato a mutare completamente vita.

[Brano tratto dal libro “La Sacra Scrittura”, volume 21, “Atti degli Apostoli”, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]

martedì 21 marzo 2017

Della tepidezza

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Vi sono due sorta di tepidezza, una inevitabile, l'altra evitabile. L'inevitabile è quella che patiscono nello stato presente anche le anime spirituali, che per la natural fragilità non possono evitare di cadere, ma senza piena volontà, di quando in quando in qualche colpa leggera; dal qual difetto, per causa della natura corrotta dal peccato originale, niuno è immune, senza una specialissima grazia che solamente alla Madre di Dio fu concessa. Dio stesso permette queste macchie ne' suoi santi, per conservarli umili. Non rare volte trovansi essi senza fervore, tediosi e svogliati ne' loro esercizj divoti; e in quel tempo di aridità son più facili a cadere in molti difetti, almeno indeliberati. Del resto quei che si trovano in tale stato non lascino le loro solite divozioni, né si perdano d'animo né credano esser già caduti in tepidezza, perché non è questa la tepidezza. Prosieguano essi i consueti esercizi, detestino i difetti, e rinnovino spesso la risoluzione di voler essere tutti di Dio, in cui abbiano confidenza, perché Dio li consolerà. La vera tepidezza deplorabile è quando l'anima cade in peccati veniali pienamente volontari, e poco se ne duole e meno si affatica ad evitarli, dicendo che son cose da niente. Come? il dar disgusto a Dio è cosa da niente? Diceva s. Teresa alle sue monache: Figlie, Dio vi liberi da peccato avvertito per piccolo che sia.

Dicono: ma questi peccati non ci privano della grazia di Dio. Chi dice così sta in gran pericolo di vedersi un giorno privo della divina grazia in peccato mortale. Scrive s. Gregorio che chi cade in peccati veniali deliberati ed abituati senza pigliarsene pena e senza pensare ad emendarsi, non resta dove cade, ma seguirà ad andare in precipizio (...). Le infermità mortali non provengono sempre da gravi disordini, ma da molti disordini leggeri e continuati; e così la caduta di certe anime in peccati gravi spesso deriva da peccati veniali replicati, i quali rendono poi l'anima così debole, che assalita da qualche forte tentazione non ha forza di resistere e cade.

Qui spernit modica paullatim decidet. Chi non fa conto delle piccole cadute facilmente un giorno si troverà in qualche precipizio. Dice il Signore: Quia tepidus es incipiam te evomere ex ore meo. L'esser vomitato da Dio significa l'esser da Dio abbandonato, o almeno privato di quegli aiuti speciali divini che ci son necessari a conservarci in grazia.

Intendiamo bene questo punto. Il concilio di Trento condanna chi dice poter noi perseverare in grazia senza un aiuto speciale di Dio: Si quis dixerit, iustificatum vel sine speciali auxilio Dei in accepta iustitia perseverare posse, anathema sit. Sicché non possiamo noi perseverare in grazia senza un aiuto speciale e straordinario di Dio; ma questo aiuto speciale Iddio giustamente lo negherà a chi commette molti peccati veniali ad occhi aperti, senza farne conto. È tenuto forse Dio a dar questo aiuto speciale a chi non si astiene di dargli continui disgusti volontarj? Qui parce seminat parce et metet: Chi poco semina poco raccoglie. Se noi andiamo scarsi con Dio, come possiamo sperare che Dio vada abbondante con noi?

Povera quell'anima che fa pace coi peccati, benché veniali! essa andrà sempre di male in peggio; poiché le passioni pigliando sempre più piede in essa facilmente l'accecheranno; e quando uno è cieco è facile che si trovi caduto in qualche precipizio quando meno se l'immagina. Temiamo di cadere in tepidezza; la tepidezza volontaria è simile alla febbre etica la quale non molto spaventa; ma è così maligna, che da quella difficilmente alcuno guarisce.

Del resto benché sia molto difficile che un tepido si emendi, nondimeno vi sono i rimedj se vuole emendarsi. I rimedj sono, per 1. risolversi di uscire ad ogni costo da quello stato miserabile. Per 2. rimuovere le occasioni delle cadute, altrimenti non vi è speranza di emenda. Per 3. raccomandarsi spesso a Dio e pregarlo con calore a dargli forza di uscire da quel deplorabile stato; e non lasciar di pregare finché la persona non se ne veda libera.

Signore, abbiate pietà di me. Vedo già che merito di esser vomitato da voi per li tanti difetti con cui vi servo. Misero, perciò mi vedo senz'amore, senza confidenza e senza desideri. Gesù mio, non mi abbandonate; stendete la vostra potente mano e toglietemi da questo fosso di tepidezza, in cui mi vedo caduto. Fatelo per li meriti della vostra passione, in cui confido. Vergine santa, le vostre preghiere possono sollevarmi, pregate per me.


lll

Pensiero del giorno - I modernisti vogliono abolire il celibato ecclesiastico

[...] le cose esposte finora ci provano abbondantemente da quale smania di innovazione siano rôsi cotesti uomini. E tale smania ha per oggetto quanto vi è nel cattolicismo. Vogliono riformata la filosofia specialmente nei Seminarî: sì che relegata la filosofia scolastica alla storia della filosofia in combutta cogli altri sistemi passati di uso, si insegni ai giovani la filosofia moderna, unica, vera e rispondente ai nostri tempi. A riformare la teologia, vogliono che quella, che diciamo teologia razionale, abbia per fondamento la moderna filosofia.

[...]

Pel catechismo esigono che nei libri catechistici si inseriscano solo quei dogmi, che sieno stati riformati e che sieno a portata dell'intelligenza del volgo. Circa il culto, gridano che si debbano diminuire le devozioni esterne e proibire che si aumentino. [...] Strepitano a gran voce perché il regime ecclesiastico debba essere rinnovato per ogni verso, ma specialmente pel disciplinare e il dogmatico. Perciò pretendono che dentro e fuori si debba accordare colla coscienza moderna, che tutta è volta a democrazia; [...] non mancano coloro che, obbedendo volentierissimo ai cenni dei loro maestri protestanti, desiderano soppresso nel sacerdozio lo stesso sacro celibato. Che si lascia dunque d'intatto nella Chiesa, che non si debba da costoro e secondo i lor principî riformare?


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

lunedì 20 marzo 2017

Meditazioni edificanti

Meditazioni scritte da Santa Bartolomea Capitanio (Fondatrice delle Suore di Maria Bambina) in occasione degli esercizi spirituali di Sant'Ignazio che svolse nel 1826.


Meditazione sulla morte

Dunque ad ogni modo debbo morire. Quando sarà, Iddio solo lo sa; sicché mi è sommamente necessario lo stare apparecchiata sempre alla morte. Il peccato è quello che amareggia la morte, e per un' anima giusta la morte non è morte, ma principio della vera vita eterna. Dunque se potessi morir da giusto, quanto sarebbe felice la mia morte!... Ho poi considerato che la morte è l'unica cosa che importa più di tutte, poiché da essa dipende o la mia eterna felicità, o la mia eterna dannazione, sicché importa moltissimo ch'io passi bene il punto della morte. Ho pensato che la morte spoglia di tutto, e al punto di essa non mi gioveranno gli onori, le cariche, le ricchezze, i passatempi ecc.; solo mi saranno care le buone opere, le quali mi accompagneranno anche all'eternità. Riflettendo poi qual sarebbe quella cosa che più mi darebbe pena se in questo punto morissi, riconobbi che la superbia, l'amor proprio, e la mancanza di rettitudine nel mio operare, mi sarebbero di grande spina al punto di morte.

PROPOSITI : Di voler correggere i tre difetti nominati, e di pensar spesso alla morte, massime nelle mie azioni, facendole tutte in maniera che al punto di essa mi possa trovar contenta.

(...) 

Sopra i due Stendardi

In questa Meditazione ho conosciuto quanto mai siano ingannati quelli che seguono lo Stendardo di Lucifero, e quanto avventurosi quelli che seguono Gesù Cristo. Le promesse del primo sono tutte menzogne, poiché promette piaceri, onori, passatempi, ricchezze, fortune ecc.; e in realtà quelli che seguono il demonio sono ordinariamente i più sventurati degli altri, perché qual piacere, qual consolazione si può mai godere seguendo un padrone che è un tiranno, che tiene i suoi sudditi come schiavi sotto la sua tirannia? Ma supposto che anche questi beni li conceda ai suoi seguaci, quanto durano poi? Un momento, un istante solo, e conducono all'eterna dannazione. All'opposto Gesù Cristo comanda di mortificare le proprie passioni, di combatterle, d'essere umili, pazienti, caritativi, di amare il patire, di perdonare ecc.; ma insieme ci dice, sarò io il primo a darvi l'esempio, vi ajuterò colla mia grazia, il più lo farò io, i combattimenti vi guadagneranno un'eterna felicità, per un lieve patire avrete un eterno godere. Quanto è mai grande la mia fortuna, che Gesù mi accetta nel numero de' suoi seguaci, a militare sotto il suo Stendardo per guadagnarmi un'eterna felicità! Mio Dio, assolutamente mi dichiaro d'essere vostra seguace, e farò di tutto per seguire le vostre orme.

PROPOSITI : Di non istancarmi mai di combattere contro i miei nemici, massime contro la superbia, per essere dalla parte di Gesù Cristo. Questa Meditazione l'ho fatta parte seduta, e parte inginocchiata, per lo spazio di mezz'ora circa. In essa ho avute poche distrazioni, ma anche pochi affetti. L'ho terminata con desiderio di militare da valorosa sotto lo Stendardo di Gesù Cristo.

(...)

Sulle ultime parole che Gesù pronunciò in Croce

Mi ha fatto grande impressione la somma carità del mio Dio. Egli è in croce, vicino a spirare per gli spasimi, e se apre bocca, le prime parole che pronuncia sono una preghiera all'Eterno Padre di perdonare ai suoi crocifissori, con iscusarli, dicendogli che non sanno quello che si facciano. Altro che il Cuore di un Dio può nutrire tanta carità. Adesso capisco come possa sussistere il mondo, e non sia ad ogni momento sprofondato per l'enormità dei peccati che in esso si commettono: il Sangue di Gesù, le sue Piaghe gridano continuamente misericordia. Che confidenza mi dà il mio Gesù che per suoi meriti mi darà il perdono de' miei peccati! Che dovrei fare per voi, mio Dio?... Se divenissi martire, se soffrissi qualunque cosa, farei nulla; ma almeno quel poco che posso lo voglio fare a tutti i costi. — Apre di nuovo la bocca Gesù, e che dice?... Mi fa un regalo il più prezioso, mi dona la cosa a Lui più cara, mi consegna a Maria per figlia, mi dona Maria per Madre. A Maria raccomanda di amarmi di averne cura come se fossi Lui stesso; a me dice di onorare, servire, amare la sua e mia cara Mamma, come faceva Lui. Oh! che dono, che carità!... Quanto vi sono obbligata che fino dal letto della vostra morte, dimentico de' vostri dolori, pensate al mio maggior bene.

PROPOSITI : Di aver gran confidenza nelle Piaghe di Gesù, e gran divozione e fiducia in Maria.

(...)

Sulle ultime parole dette da Gesù in Croce

Sono restata ammirata e confusa sentendo il moribondo mio Gesù a gridar dalla Croce: ho sete. Dopo tanti spasimi, dopo tanti dolori, per cui si vede vicino a morire, pure grida di nuovo: Sitio di nuovi patimenti per la mia salute, Sitio di nuove pene, Sitio di nuovi desiderj di adempire la volontà di Dio. Al suo eccessivo amore gli sembravano poco i patimenti sofferti, che bramava di soffrirne di maggiori. Oh! amore di Dio non d'altri conosciuto che da voi stesso quanto sia grande, quanto sia ardente! Voi dite Sitio per me, ed io ad ogni leggier pena dico, basta, basta! Quanto son fredda nel vostro santo amore!... Ma però ora grido anch'io Sitio di patire qualche cosa per voi e lo griderò sempre. — Lo sento dire anche: Consummatum est. Si consola Gesù pensando che la grand'opera della Redenzione è già compita, che l'uomo è salvo, che le porte del Paradiso sono aperte. Mio Dio, potessi dire anch'io in punto di morte, Consummatum est, cioè ho fatto tutto quel che ho potuto per amare il mio Dio, per salvar l'anima mia, ma Dio sa come andrà?... Finalmente raccomandando lo spirito al Padre se ne muore. Tutta la natura si commuove alla morte del suo Creatore, sono solamente io che non son capace di spargere neppure una lagrima. — Maria lo accoglie tra le braccia, collo sguardo passa e ripassa le membra morte del suo Gesù, e non trova in Lui una minima parte che sia sana: che dolor per Maria!... Finalmente lo accompagna al sepolcro, sicura di non mai più riavere sulla terra il suo caro Gesù.

PROPOSITI : Di seppellirmi anch'io con Gesù Cristo non pensando più al mondo, ma a Lui solo, e oggi di tener compagnia all'addolorata Madre, che geme priva del suo caro Gesù.

(...) 

Sull'amor di Dio

Ho imparato quanto sia mai grande l'amor del mio Dio verso di me, sua povera serva. Egli mi ha amato fin da tutta l'eternità, anche quando il mondo non vi era, anche quando io avea ancora da nascere Egli pensava a me, e mi amava, e mi preparava grazie grandi. Adesso mi ama con un amore infinito, veglia continuamente alla mia difesa, coglie tutti gli incontri per darmi prove del suo amore, mi sta continuamente vicino, mi ha perdonati tanti peccati, mi chiama al suo santo amore, e par che non sia contento finché non si vede amato da me. Per il suo amore mi ha preparata una felicità eterna in Paradiso, e cerca tutti i mezzi perché me l'abbia da guadagnare, poiché non si stima felice se io non partecipo della sua felicità. Vede che io non gli corrispondo, che gli volto le spalle che l'abbandono, anzi che l'offendo; eppure Egli non si stanca di amarmi. Oh! amore incomprensibile!... Amore infinito!... Ed io non vi amo?... ed io vi offendo?... Oh! ingratitudine!

PROPOSITI : Di discacciare dal mio cuore ogni amore terreno, e anche l'amor proprio, e di amare solamente Gesù con tutte le mie forze.

(...)

Sopra l'amore di Gesù Sagramentato

Ho conosciuto a che eccesso giunga l'amor del mio Dio verso la povera anima mia. Dopo d'aver fatto tanto per me, pure gli sembra ancora d'aver fatto poco e non è contento finchè non giunga a donarmi tutto se stesso nella S. Eucaristia. Egli sta qui quale amante appassionato sempre pensando a me, sempre disposto a ricevermi alla sua mensa ed alla sua confidenza. Sapeva pure quanto gli doveva costare questo suo amore, strapazzi, oltraggi, disonori, dimenticanze, offese; eppure per non abbandonarmi tutto sopporta, tutto soffre, e per me sempre rimane nel SS. Sacramento. Ed a me che grazia! che ogni mattina mi ammette alla sua mensa, si degna venir nel mio cuore e farmi tutte quelle grazie che gli domando. (...)

PROPOSITI : Di fare la SS. Comunione con più fervore di quello che ho fatto per lo passato, specialmente di aver sempre un gran desiderio.

Pensiero del giorno

[...] penso che la S. Chiesa abbia bisogno d'un aggiornamento a base di vita interiore nello spirito del S. Vangelo. La diplomazia, il ritualismo, il giurismo nascondono molto vuoto, ed il mondo se ne accorge. Strascichi serici, croci auree non convertono più nessuno. 


(Cardinale Ildefonso Schuster)

domenica 19 marzo 2017

Diffondere la devozione per San Giuseppe

[Pubblico alcuni brani tratti da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].


Un ricco signore da anni si era sposato ed aveva avuto da Dio il dono di tre fi­gliuoli. Era devoto di San Giuseppe ed ogni anno solennizzava il 19 Marzo, im­plorando la benedizione del Patriarca sui figli.

Accadde che proprio nel giorno della festa di San Giuseppe venne a morire un figlio. L'anno seguente, e precisamente il 19 Marzo, morì il secondo figlio. Il pio genitore non cessò di onorare il Santo; ma all'avvcinarsi dell'anniversario dei lutti era afflittissimo, temendo che mo­risse il terzo figlio.

Assorto in tristi pensieri, trovavasi un giorno in campagna ed ebbe il dono di una visione spiegativa. Vide pendere dai rami di un albero due giovanetti impic­cati; apparve un Angelo che gli disse: Vedi tu questi due giovanetti appesi al­la corda? Tale fine avrebbero fatto i tuoi figliuoli, se fossero giunti a matura età! Ma poiché sei stato devoto di San Giu­seppe, egli ti ottenne da Dio che moris­sero in tenera età, per risparmiare a te l'afflizione ed il disonore e ad essi la dan­nazione eterna. Non lasciare dunque di celebrare la festa del Santo, al quale de­vi essere obbligato anche per un'altra grazia, poiché il figlio che ti resta me­nerà vita santa ed un giorno sarà Ve­scovo. -

Sparita la visione, il buon padre riac­quistò la serenità. Le cose in seguito si avverarono come l'Angelo aveva predetto.


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Era gravemente inferma la Serva di Dio Suor Pudenziana Zagnoni, France­scana. La devozione nutrita verso San Giuseppe le fu di grande gioia prima di morire. Le Consorelle che l'assistevano ne invidiavano la sorte. Le apparve San Giuseppe con Gesù Bambino. La Suora davanti a quella scena di Paradiso rimase commossa e ringraziava ora Gesù ed ora San Giuseppe di essersi degnati di venirla a trovare.

Vedendo che l'invitavano ad andare in cielo, provò tanta gioia da pregustare le delizie eterne.

San Giuseppe le fece un altro dono: le consegnò Gesù Bambino per significare: Io sono morto tra le braccia di Gesù; tu ora muori con Gesù tra le braccia!

Com'è dolce morire con l'assistenza di San Giuseppe!


*******

Un missionario dell'Africa occidentale, e precisamente del Senegal, raccontava che un giorno trovavasi a visitare a ca­vallo una contrada mai percorsa, in aper­ta campagna, quando ad un tratto arrivò presso una casa privata. Messo il piede sulla soglia, udì una voce:

- Chi va là?

- Un Padre Missionario.

- Allora siate il benvenuto!

Era un soldato francese, che febbrici­tante stava a letto. Così egli parlò: Sono al terzo accesso di febbre ed è difficile su­perarlo. Voglio purificare la coscienza con la Confessione; voglio morire sereno. Ricevuta l'assoluzione, disse: Io ero si­curo che sarebbe arrivato qui un Sacer­dote. Porto la medaglia di San Giusep­pe; sono devoto di questo Santo, che è il Protettore della buona morte. Ho chie­sto sempre di avere un Sacerdote al mio capezzale prima di morire. San Giusep­pe mi ha esaudito! -

Il Missionario concludeva la narrazione dell'episodio dicendo: Due ore dopo quell'uomo spirava.


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Era la vigilia della festa di San Giu­seppe. In uno scompartimento del treno Magonza-Colonia stavano due viaggiatori, un Sacerdote ed un mercante. Il Sacerdote si accorse che quel signore pregava; lo interruppe nella preghiera e gli rivolse qualche domanda. Venne a sapere che era molto devoto di San Giu­seppe e che rientrava in famiglia per trascorrere la festa del Patriarca con la mo­glie ed i figli. - Dunque, disse il Sacer­dote, San Giuseppe è il vostro Patrono? - No, è il Patrono di mia moglie, che si chiama Giuseppina. Il 19 Marzo mi è tan­to caro per tutto ciò che nella vita mi è capitato. Fui educato cristianamente; nella gioventù mi allontanai dalla Reli­gione. Mia moglie si affliggeva a vedermi trascurato nell'anima; quando essa alla sera pregava davanti ad un altarino di San Giuseppe, io la burlavo. Cinque an­ni addietro, in occasione del suo onoma­stico, le feci un bel regalo; ricevendolo mi disse: Avrei preferito un regalo più prezioso!

- E quale?

- La tua anima! - e cominciò a pian­gere.

Per consolarla le promisi di acconten­tarla.

M'invitò ad andare in Chiesa in sua compagnia per ascoltare la predica su San Giuseppe. Accettai. Il predicatore disse fra l'altro: Mai nessuno ha invocato San Giuseppe, sen­za sentirne la protezione!

Uscendo dalla Chiesa, la moglie mi disse: Tu che spesso sei in viaggio, pro­mettimi che nei pericoli invocherai sem­pre San Giuseppe. -

Qualche tempo dopo il treno sul quale viaggiavo ebbe un terribile urto. Gridai: San Giuseppe, aiutami! - Nel mio scompartimento eravamo in sette; sei mori­rono e solo io rimasi vivo.

Da quel giorno sono divenuto Cristia­no fervente e tutti gli anni, il 19 Marzo, adorno di fiori e di ceri l'altarino di San Giuseppe e con la mia famiglia mi pro­stro per ringraziarlo e pregarlo di cuore.